Massì, massì: voi pensate ad allestire conferenze stampa per garantire che tutto va bene e che il futuro è qui; mostrateci la Frecciarossa che, come recita il sito delle ferrovie, “ha le ali e fende la Pianura Padana a 300 chilometri all’ora” con “ben 37 i minuti
recuperati dai viaggiatori” nella tratta Milano-Bologna; raccontateci delle meraviglie dell’alta velocità, che sfreccia nei quattro angoli del paese mentre i pendolari restano costretti in trenini sporchi, vecchi e lenti; parlateci ancora – vi preghiamo, fatelo – del magnifico Ponte sullo Stretto, dei miliardi che vorrete spendere per unire, con un monumento alla tecnica, due regioni in cui strade d’asfalto e strade ferrate sono ancora quelle di cento anni fa.
Dateci l’illusione di essere un paese avanzato, all’avanguardia. Noi intanto, se non dà fastidio, bruciamo nelle nostre case, perché un treno merci carico di gas è deragliato ed è esploso investendoci tutti con fiamme e calore infernale. Lasciate che il fuoco ustioni, sfiguri e incenerisca noi e i nostri bambini. Ma non impressionatevi: siamo morti di ruggine. Quella ruggine che corrodeva il carro cisterna pieno di gas. La ruggine accumulatasi negli anni, mentre voi allestivate conferenze stampa per garantire che tutto va bene e che il futuro è qui.
Il video è tratto da “Su la testa”, programma televisivo andato in onda diciassette anni fa.
Succede che il capo del governo di questa nazione denuncia un complotto ai suoi danni facendosi intervistare dal direttore di Tv Sorrisi & Canzoni e di Chi, Alfonso Signorini.
Quando ho intitolato questo blog Deriva Antropologica, non avrei mai potuto immaginare fossimo già arrivati a tanto.
Nell’edizione di ieri sera, reduce dalla simulazione di lavata di capo eseguita dal presidente della Rai Paolo Garinberti, il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, si è offerto alle telecamere per difendere l’operato della sua testata e la sua linea editoriale. Noi non facciamo gossip nazionale, ha rivendicato sdegnosamente. Fa specie, detto dal riconosciuto inventore del racconto politico gossipparo, che lo ha reso celebre negli anni e nelle cronache di palazzo come colui che riportava sui giornali il chiacchiericcio captato qua e la e le conversazioni private. Altro che “storia piena di allusioni, testimoni piu’ o meno attendibili e rancori personali” nella quale “non c’e’ ancora una notizia certa”, come la definisce lui.
Comunque, prendiamo atto: il Tg1 non fa gossip e non “scimmiotta qualche quotidiano o rotocalco”.
Certo, però, che il Tg1 ignora una notizia ben più grave. Voi aprite pure il telegiornale con l’Iran, di cui agli italiani frega assai. Intanto il Presidente del consiglio italiano, il Capo del governo, denuncia a chiara voce l’esistenza di un complotto ai suoi danni. Vista la fonte autorevole, io non lo sottovaluterei. Anzi. Spenderei mezzo telegiornale e tutti i migliori giornalisti della mia testata per indagare su chi stia complottando contro il Premier. Si tratta di sicurezza nazionale, mica ciccioli.
Perchè delle due l’una: o la storia del complotto è una gigantesca panzana, a cui nemmeno Minzolini riesce a dare credito, oppure il direttore del Tg1 ha proprio deciso di inaugurare lo sciopero delle notizie e nel dubbio nasconde tutto sotto il tappeto.
NOEMI LETIZIA
La mia foto un giorno vede:
“Tu ragazza sei divina”.
Credi a me e abbi Fede
che farai la meteorina.
“Preferisco la velina”
disse con rincrescimento,
poi siccome son carina
dritta vado in Parlamento.
Chiese Papi assai stupito:
“Donde viene questa boria?
Scambiar via del Plebiscito
per la piazza di Casoria”.
VERONICA LARIO
Con il dente avvelenato
si svegliò una mattina.
“Il buon gusto è superato,
su chiamate Cresto-Dina”.
Chiaro che del matrimonio
non mi frega proprio niente
Ma salvare il patrimonio
è questione dirimente.
Stupì molto il Cavaliere
la missiva da Macherio.
Disse a Letta il suo scudiere:
qua l’effetto è deleterio.
ANTONELLO ZAPPADU
Appostato tra i cespugli
nella villa del peccato
a cercar orge e garbugli
per un sequel sterminato.
Faticare come muli
per ritrarre tette e culi.
Tutto per offrire il destro
a un sardonico sequestro.
Or di tutto quel che ho fatto
una traccia mi rimanek.
Giust’appena uno scatto:
è il cul di Topolanek.
[via The Pollo Web]
Pubblico un articolo di Antonio Polito, IlRiformista.it
Se la signorina Patrizia D’Addario mente, in tutto o in parte, per scelta sua o perché istigata, questa storia finirà presto e a lei costerà cara. Ma se non mente, siamo di fronte a un salto di qualità molto pericoloso del velina-gate, e il prezzo lo pagherà Berlusconi. Le accuse che la D’Addario (non il Corriere, non la
Procura, e nemmeno D’Alema) ha rivolto al premier rendono infatti il suo caso completamente diverso da quello di Noemi Letizia. Per quattro ragioni.
-
La prima: Noemi ha sempre negato ogni rapporto illecito con Papi, la D’Addario invece lo afferma e dice di poterlo documentare addirittura con registrazioni, oltre che con biglietti aerei, testimoni e prenotazioni alberghiere.
-
Il rapporto in questo caso sarebbe sicuramente illecito, perché la testimone racconta di essere stata pagata per la sua trasferta a Palazzo Grazioli, tant’è che la Procura di Bari ha aperto un’inchiesta sull’ipotesi di induzione alla prostituzione, non sappiamo nei confronti di chi; e questa è la seconda differenza dal caso Noemi.
-
La terza differenza è per l’appunto Palazzo Grazioli. Che non è Villa Certosa, visto che espone sulla facciata la bandiera tricolore ed è usato dal presidente del Consiglio come sede semi-ufficiale di incontri di governo.
-
La quarta differenza è che il sospetto di ricattabilità del primo ministro, che nel caso Noemi poteva solo essere ipotizzato, qui è affermato dall’accusa della signorina D’Addario: lei stessa ha dichiarato di aver chiesto aiuto per un progetto edilizio e di aver deciso di parlare perché quell’aiuto non l’ha ricevuto (ha ricevuto solo una candidatura alle comunali baresi, dove ha preso sette voti). Di più: aggiunge che le è stato possibile registrare l’incontro privato con il capo del governo, e se l’ha fatto lei quanti altri potrebbero averlo fatto? E tutti quegli altri, di cui forse non sapremo mai, che cosa potrebbero chiedere in cambio? E se tra costoro ci fosse anche chi non deve la sua fedeltà al tricolore che sventola su Palazzo Grazioli, ma magari tifa o milita in un’altra nazionale?
Si tratta di questioni serie e delicate. Che, certo, l’inchiesta giudiziaria aiuterà a chiarire, ma forse non del tutto. Ieri l’avvocato Ghedini ha elegantemente dichiarato che se anche le affermazioni della testimone fossero vere, Berlusconi non potrebbe essere indagato per induzione alla prostituzione perché «utilizzatore finale, quindi mai penalmente punibile». Come linea di difesa giudiziaria, è discutibile. Ma come linea di difesa politica è agghiacciante, per un governo che legifera anche contro i clienti delle prostitute di strada.
I berluscones hanno reagito duramente, prendendosela con D’Alema: perché ha parlato di “scossa”? Vuol dire che sapeva. Lui nega. Ma certo è che se D’Alema davvero sapeva dell’inchiesta avrebbe fatto una sciocchezza da dilettante della politica parlandone prima, trasformando così un probabile gol in un autogol.
Hanno però ragione i dirigenti del Pdl a dire che il premier avrebbe cose ben più serie e gravi di cui occuparsi. Ma è proprio questo il punto. Se il presidente del Consiglio dovesse infatti difendersi dalle registrazioni della D’Addario durante il G8, oppure mentre cominciano le prime proteste dei terremotati dell’Abruzzo, di fatto già non sarebbe più nella pienezza dei suoi poteri. E siccome non è tipo da prenderne atto e farsi da parte, come gli aveva profeticamente suggerito Giampaolo Pansa agli albori di questa storia, possiamo scommettere che vivremo mesi molto difficili, sull’orlo di una crisi istituzionale al buio, perché senza soluzione immaginabile. L’offerta politica alternativa di un altro governo, diverso da quello attuale o semplicemente diretto da qualcun altro, è oggettivamente troppo debole per poterla accreditare. Ci vorrebbe un 25 luglio nel centrodestra, e francamente non è alle viste.
Però più si indebolisce e più Berlusconi sarà alla mercè di chi lo tiene in piedi. Le condizioni alle quali Bossi ha confermato il suo appoggio, le tensioni che crescono nello stesso centrodestra e che hanno spinto ieri Tremonti a precisare che lui non è tra i congiurati, il bisogno disperato di accreditamento internazionale che il premier ha mostrato a Washington: tutto fa prevedere una situazione politica molto più caotica e turbolenta e un governo molto meno efficiente di quello che si poteva immaginare appena qualche settimana fa. E non basterà non dirlo nei tg, per evitare che gli italiani se ne accorgano. Ci sbaglieremo, ma questa storia è molto peggio di ogni tempesta che finora il premier ha dovuto attraversare. Temiamo per lui e, se possiamo dirla tutta, temiamo anche per la tenuta democratica del paese.
[via Alessio in Asia]


