Ha ragione Tenzin Gyatso, il Dalai Lama che ha ricevuto il Premio Nobel per la pace nel 1989 per la resistenza non violenta contro la Cina: non bisogna boicottare i giochi olimpici. Quello che aggiungiamo noi è che bisognerebbe boicottare direttamente la Cina, punto e basta. E quanto sosteniamo non è dovuto all’emotività legata ai fatti in Tibet, per quanto gravissimi.
Noi, qui sul nostro vascello che affonda, proviamo sempre un brivido lungo la schiena quando vediamo i leader occidentali salutare tra gli onori le autorità di Pechino durante i vertici internazionali. Quelle stesse autorità che hanno ancora le mani inzaccherate del sangue di Tienanmen. Quelle stesse autorità che gestiscono un potere totalitario su una popolazione mantenuta nell’ignoranza e nella povertà.
Sappiamo, comunque, che la nostra richiesta di boicottare la Cina è del tutto velleitaria. Le nostre belle democrazie occidentali hanno il brutto vizio di essere strabiche: bombardano Baghdad in nome della “libertà duratura” e mercanteggiano con Il Cairo, noto regime liberale; minacciano l’Iran, oscurantista e desideroso di armarsi nuclearmente, e flirtano con l’illuminatissima Arabia Saudita e con quei pacifisti di Israele, che la bomba atomica ce l’hanno solo come soprammobile; lasciano le loro truppe nell’ormai inesistente Afghanistan (chiudendo un occhio, e pure l’altro, sulla ripresa delle coltivazioni di coca, impennatesi negli ultimissimi anni) e dimenticano di fermare il massacro perpetuo in Timor Est e quello nascosto in Birmania (si dice Birmania, Myanmar è un’invenzione dell’orwelliano regime di Pyinmana).
Per dire: che differenza passa tra Cuba e la Cina? Entrambe sono, sulla carta, regimi comunisti, entrambe ignorano scientemente la questione dei diritti umani. Ma, mentre Cuba non serve a niente e non fa paura a nessuno, la Cina è un mercato gigantesco, con miliardi di possibili nuovi consumatori, ed è attualmente una riserva di lavoratori sfruttati e sottopagati, al servizio delle economie anche occidentali, che hanno capito che possono fare affari con quello strano capitalismo statalista che hanno inventato i mandarini di Pechino. E ne sono diventate soci in affari.
Ricordiamo, nel 1989, ciò che avvenne in piazza Tienanmen. Ricordiamo una vignetta di Sergio Staino, con il suo Bobo in piedi e la sua figlia massacrata tra le braccia, che piangendo dice “Bel lavoro, compagno Deng”. Il compagno Hu Juntao è un degno erede. E noi preferiremmo non averci nulla a che fare.
Wallace Henry Hartley



Tienanmen fu e resta l’ultimo vaggito di protesta vera contro l’oligorchia mondiale al potere.
I governi occidentali vanno a bracetto con quelli cinesi perché nell’oscurita dell’anima loro invidiano i colleghi cinesi per la loro libertà di manovra (genova insegna)
Però boicottare mi sa che non ci starei (tanto è ipotesi siamo io te e altri 5 o 6). alla fine sai chi pagherebbe? quei poveri cinesi che già nulla hanno e perderebbero pure quel poco. Tragica impotenza.
Il ragazzo davanti al carrarmato a me ha insegnato che quello o lo fermi o da solo non si ferma. Temo che il boicottaggio non lo fermerebbe per nulla, ha la scorza dura
Sparkaos, sì, è vero, il boicottaggio ha controindicazioni tragiche come quelle che indichi tu: la proposta era una voluta provocazione. Ma la connivente ambiguità che contraddistingue il rapporto tra le democrazie occidentali e il colosso cinese è vergognoso. Senza dimenticare, ovviamente, il silenzio del Papa che pensa ai nostri spermatozoi ma, per puri motivi politici, sorvola sui tibetani.
Sono peraltro totalmente d’accordo con te quando dici che “i governi occidentali vanno a bracetto con quelli cinesi perché nell’oscurita dell’anima loro invidiano i colleghi cinesi per la loro libertà di manovra”. Non troverei parole migliori.
il papa mi rifiuto di parlare di chiesa da un pò di settimane se no rischio di incazzarmi serio vah