Blogbabel Vs. PaulTheWineGuy: diritti in rete

Premessa: ci scusiamo con la gentile utenza, non avremmo mai pensato di mandare un messaggio in bottiglia sul metablogghismo, ma questa volta facciamo uno strappo alla regola.

Dunque, è successo questo: PaulTheWineGuy, blogghista e tumblrista (dio ci scampi per codesti neologismi) che già aveva messo di fronte alle proprie responsabilità il Corriere della Sera - reo di aver linkato senza citare la fonte alcuni suoi lavori - ha chiesto, per motivi che ci sfuggono e che non sono comunque affar nostro, a Blogbabel, sito specializzato in raccolta e statistiche aggregate di blog italiani, di essere eliminato dai blog da loro aggregati. Blogbabel ha risposto che non si può; PaulTheWineGuy (ma anche Napolux) ha ritenuto questa impossibilità del tutto impossibile. Dopo una schermaglia in punta di fioretto, si è arrivati al punto in cui Paul ha ricordato l’esistenza delle Creative Commons; al che quelli di Blogbabel hanno reagito chiedendo se voleva arrivare a far loro causa in Tribunale. Paul ha risposto di no. Blogbabel si è allarmata per la minaccia di mettere in campo gli avvocati. Paul ha ribadito che non ha intenzione di arrivare a ciò. Blogbabel ha mandato affanculo tutti, ha chiuso il sito (temporaneamente?) spiegando che quell’arrogante testa calda di Paul vuole trascinarli in Tribunale e che, insomma, i blogghers italiani sono dei mentecatti, alla fin fine. Tutta l’epopea la potete leggere, dalle parole dei diretti interessati, qui.

A prescindere dal livello della discussione, pensiamo - molto modestamente - che la contesa sia tutt’altro che stupida. La società della rete è ancora in fase embrionale, nonostante ormai da anni si parli di “autostrade dell’informazione”, “blogosfera” e altre amenità. Ciò significa che diritti e doveri, spesso, stanno in un’area grigia in cui le stesse legislazioni entrano in difficoltà. A nostro avviso, PaulTheWineGuy non è un “povero scemo” e nemmeno si è guadagnato il titolo di “bloggher più pirla d’Italia”, come qualcuno gli ha scritto direttamente sul suo sito. E’ solo un signore che pone un problema e che non riceve alcuna risposta. Tanto per capirci: in giurisprudenza esiste il diritto all’oblìo, che si traduce nel fatto che se io ho commesso un omicidio, dopo aver scontato la mia pena ho diritto a non essere più bollato come omicida. Non si capisce perchè in rete le mie tracce debbano invece restare in maniera permanente.

E non si capisce perché questa contesa debba essere bollata come semplice “litigio da riunione di condominio”: quando un fatto analogo avvenne per Facebook, si aprì un interessantissimo dibattito su pubblicità, privacy e “diritto al non esserci”. Se l’argomento interessa leggetevi questo: vedrete la vicenda di PaulTheWineGuy Vs. Blogbabel sotto una luce diversa.

PS: Non è per fare gli apocalittici (per quanto ci piaccia molto farlo), ma nessuno di noi è in grado di sapere cosa sarà internet tra trent’anni. Considerate le potenzialità che la rete ha, soprattutto come moderno Panopticon, il diritto di entrare e uscire dai nodi della rete non è affatto una quisquilia.

Wallace Henry Hartley

5 Risposte a “Blogbabel Vs. PaulTheWineGuy: diritti in rete”


  1. 1 Napolux Marzo 23, 2008 alle 3:17 pm

    Ottima analisi. Io e Paul fondamentalmente volevamo andare via. Ci è stato negato: abbiamo protestato per far valere quello che crediamo essere un diritto e ci è stata sbattuta la porta in faccia.

    Ora, il comportamento di quelli di BB è da censurare comunque: l’ho scritto nel mio post di ieri: la palla è la loro, che se la portino a casa. Abbiamo 10.000 altre palle con cui giocare grazie a Dio.

  2. 2 duffogrup Marzo 23, 2008 alle 4:10 pm

    Ok tutto il discorso. Uno con la roba sua usa le licenze che vuole e la fa usare a chi vuole e quelli di BB nel caso hanno torto. Ma se uno mi tira fuori le Creative Commons come spiegazione del perchè non vuole che BB, che sui feed ci guadagna, indicizzi il suo blog, allora perchè non impedisce anche a Google di linkare i singoli post. Non mi sembra che Google sia no-profit. Mi sembra quantomeno incoerente. E’ come impedire a una persona di fare fotocopie delle pagina dell’elenco telefonico col proprio numero e distribuirla. Ma intanto l’elenco telefonico lo usano tutti.

  3. 3 hermansji Marzo 23, 2008 alle 4:13 pm

    Mi sfugge del tutto il nesso con il diritto all’oblio che è fattispecie diversa e non conseguente a nessuno dei diritti invocati da Paul.

    Per altro la questione di Facebook è molto diversa e distante dal caso che contrappone Paul a Blogbabel.

  4. 4 Wallace Henry Hartley Marzo 23, 2008 alle 4:25 pm

    @ duffogroup
    Google News, per dire, linka articoli di giornali on line. Ma non ci sono “tutti” i giornali on line, perchè alcuni hanno richiesto a Google News di non farlo (con le buone, a volte con le cattive).
    @ hermansji
    La questione di Facebook non mi pare così distante. In entrambi i casi sono servizi in cui c’è un richiesta di iscrizione ma, a quanto pare, non sembra esserci diritto alla recessione.

    Il nodo, per quel che riguarda il mio soggettivo punto di vista, non riguarda licenze, diritti d’autore, commercialità o meno dei contenuti. La vicenda mi interessa perchè riguarda il diritto di “non esserci”, che secondo me ha una sua importanza.
    A proposito degli elenchi del telefono, faccio notare che l’utente ha diritto alla non pubblicazione del proprio numero sulle Pagine Bianche: lo chiede, la ottiene. Inoltre l’elenco del telefono non è un’indirizzario che possa essere usato come database per, ad esempio, una mailing list. Questo, come noto, è assolutamente proibito.

    Comunque grazie a entrambi per gli interventi.

  5. 5 sparkaos Marzo 25, 2008 alle 11:59 am

    beh sono d’accordo con te che è una questione importante e che dovresti poter uscire, ma a questo punto alla larga si presenta la stessa questione con i motori di ricerca. E così finisce che ho ripensi la rete o forse quel diritto non può che essere parziale Boh non ho un idea precisa
    ciao

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