Archivia per Maggio 2008

Crisi motivazionale

Chi affronterà
i maglioncini degli insorti?
Blog rhum e coca-ina
per battere il sistema
Chi salverà
la mia città?

(cit. Afterhours - “Tema: la mia città” _ I milanesi ammazzano il sabato)

Venire a patti con la camorra

Il regista napoletano Pasquale Squitieri attacca sulle colonne de La Stampa il film “Gomorra” e l’autore del libro da cui la pellicola è stata tratta, Roberto Saviano. Tra le altre cose, Squitieri dice: “Quel che non ha capito Saviano è che la camorra è un contropotere fortissimo con cui bisogna venire a patti, perché si alimenta con i soldi di tutti i cittadini”. L’articolo della Stampa si conclude con Squitieri che annuncia che la Festa del Cinema di Roma dovra essere “più vicina alla gente” e “meno al potere”. Come debba essere rispetto al contropotere non viene specificato.

Wallace Henry Hartley

E se la moratoria la facessimo sui telefonini?

A Palermo un 20enne filma con il suo cellulare la fidanzata di 13 anni in pose hard e durante rapporti sessuali. Il 20enne in questione sente poi l’irrefrenabile esigenza di distribuire il filmato ad amici e conoscenti. La storia non sarebbe venuta a galla se, per sbaglio e per fortuna, l’opera d’ingegno non fosse arrivata anche sul telefonino dello zio della 13enne.

In Francia, nei pressi di Versailles, un bambino di 11 anni invita a casa sua un amico 12enne, che si porta dietro la sorellina di appena 10 anni. I tre guardano un film porno e poi decidono (non è dato sapere chi consenziente e chi no) di mettere in pratica le scene appena viste. Ovviamente, per non farsi mancare nulla, filmano tutto con il telefonino e, ancora più ovvio, il prodotto di tanto genio finisce sui cellulari di un centinaio di compagni di scuola.

Lo sappiamo: voi che ci state leggendo state tutti aspettando l’arrivo dell’Iphone. Ma non sarà il caso di ipotizzare l’introduzione di un porto d’armi?

Wallace Henry Hartley

Derive: vi faccio vedere come muore un’italiana

A Niscemi, in provincia di Caltanissetta, una ragazza di 14 (quattordici) anni viene percossa a calci e pugni, strangolata con una corda, bruciata e gettata in un pozzo legata ad un masso. Secondo le indagini e a quanto scrive Repubblica, la ragazza, fidanzata con un 17enne, veniva spesso “ceduta” a due amici di lui, un 16enne e un 15enne: i tre l’avrebbero ammazzata dopo che lei avrebbe rilevato di essere incinta di uno di loro.

A Firenze una ragazza di 16 (sedici) anni, malata di diabete, muore dopo che i genitori erano stati convinti da una sedicente omeopata di Udine - una che a quanto riporta il Corriere on line, curava le proprie gambe “rovinate” coprendole con il cellophane - a interrompere la somministrazione di insulina e sostituirla con massicce dosi di vitamine C ed E. Il decesso arriva dopo due settimane di sofferenze.

A Pesaro una ragazza di 16 (sedici) anni confessa ai suoi genitori di essersi innamorata di una sua amica 18enne. Dopo qualche giorno, all’ora di pranzo, la madre afferra una lama e - in preda ad un raptus, sostiene il Corriere - si scaglia contro la figlia per accoltellarla. La ragazza si salva solo perché la lama, fortunosamente, colpisce la fibbia della sua cintura.

Wallace Henry Hartley

In tv possono andare solo le cazzate

Dunque: Beppe Grillo gira in lungo e in largo l’Italia sostenendo che Umberto Veronesi lucra sul cancro, lo sentono in migliaia di persone, lo sentono i giornalisti, escono libri, ma nessuno reagisce. Meglio: nessuno se ne accorge, o fa finta di accorgersene. Quando uno spezzone dello spettacolo di Grillo che attaccacca Veronesi va in tv, succede il finimondo, destra e sinistra strepitano, e la Rai si scusa.

Marco Travaglio scrive un libro, venduto ovunque, anche negli ipermercati, in cui sostiene che Renato Schifani è pesantemente colluso con la mafia, raccontando episodi e citando documenti. Lo leggono in migliaia di persone, lo leggono i giornalisti, escono articoli, ma nessuno reagisce. Meglio: nessuno se ne accorge, o fa finta di accorgersene. Quando Travaglio va in tv e racconta le stesse medesime cose che aveva scritto su Schifani, succede il finimondo, destra e sinistra strepitano, e la Rai si scusa.

Le due storie insegnano alcune cose. La prima è che chiunque voglia fare dei discorsi controcorrente deve tenersi lontano dal teleschermo. La risonanza sarà forse un po’ minore, ma neanche poi tanto, visto che né Grillo né Travaglio possono essere considerati degli sconosciuti emarginati. La seconda è che oramai non ha più senso dipindere Berlusconi come il cattivone di turno. Lui è solo l’uomo immagine di un sistema che vede saldatissimi centrodestra e centrosinistra, uniti nella volontà di arroccarsi e gestire la cosa pubblica tra di loro. I piagnistei di Petruccioli, i patetici moniti della Finocchiaro (che se si è beccata una simile scoppola in Sicilia, un motivo ci sarà), e i soliti silenzi di Veltroni rendono bene la cifra di un Partito Democratico che per non sembrar più “cumunista” ha perso qualsiasi identità e - per dirla con un linguaggio che piace tanto ai moderni strateghi del marketing - non trova più uno straccio di target di riferimento.

In ogni caso, annunciamo che, alla prossima multa per divieto di sosta che troveremo sul parabrezza, ci rifiuteremo di pagare per l’assoluta mancanza di “contradditorio” da parte del vigile urbano, che naturalmente ci avrà teso un’”imboscata”.

Wallace Henry Hartley

Morire a Verona con Luigi Scotti ministro della Giustizia

Non sapevamo che in Italia il ministro della Giustizia avesse funzione requirente. Per fortuna Luigi Scotti, Guardasigilli per caso, salito a Palazzo Piacentini dopo la bufera che ha travolto Clemente Mastella, ha riempito questo vuoto.

Leggiamo sul quotidiano “La Stampa” che secondo il procuratore capo di Verona, Guido Papalia, l’accusa da contestare ai cinque che hanno ammazzato Nicola Tommasoli per una sigaretta negata dovrebbe essere quella di omicidio doloso. “Si dovrà stabilire - sostiene Papalia - se si tratta di dolo eventuale, diretto o intenzionale, ma l’accusa è di omicidio doloso o volontario”. Il ministro Luigi Scotti però non è d’accordo e, sempre secondo “La Stampa” dice: “Non c’è dubbio che si tratta di omicidio preterintenzionale”, ovvero un reato meno grave.

Lo ammettiamo: la questione è roba da tecnici, avvocati e magistrati, e non risulta appassionante per nulla. Ma restiamo convinti che se in questa Italia diroccata ognuno facesse il proprio mestiere, le cose andrebbero un pochino meglio.

Wallace Henry Hartley

Morire a Verona e poi essere uccisi di nuovo al Tg1

Vorremmo esprimere un desiderio. Vorremmo che il portavoce di Alleanza Nazionale, Andrea Ronchi, domani prendesse la sua automobile e facesse tappa a Verona. Vorremmo che bussasse alla porta della famiglia Tommasoli, il cui figlio Nicola è stato ucciso a calci e pugni per non aver dato una sigaretta a cinque giovani vicini agli ambienti dell’estrema destra. Vorremmo che Andrea Ronchi guardasse negli occhi la madre e il padre di questo ragazzo, distrutti dal dolore, e dicesse loro: “Io mi auguro che gli assassini di Verona siano condannati in maniera esemplare. Ma certamente non si può mettere sullo stesso piano l’attacco allo Stato di Israele e alla sua libertà. Sono due episodi che non sono assolutamente paragonabili. A Torino si vuole negare allo Stato di Israele il diritto di rappresentare la propria cultura, e questo è inaccettabile perché è frutto di un odio culturale antisionista della sinistra estrema italiana”.

Siamo sicuri che il portavoce di Alleanza Nazionale, Andrea Ronchi, non avrà difficoltà ad esaudire il nostro desiderio. In fondo dovrebbe solamente ripetere le stesse parole che ha pronunciato questa sera al Tg1.

Wallace Henry Hartley

Morire a Verona oggi

- “Oh, cazzo andiamo a casa che son stanco”

- “Sì dai, è proprio tardi”

In cinque si avvicinano, parlano veronese, sono come noi. Vengono verso di noi.

- “Hai mica una sigaretta?”

- “No, non fumo, mi spiace”

Silenzio.

- “Pezzo di merda, dammi una sigaretta”

Un pugno, un altro pugno, calci in faccia, non vedo più niente, Cristo sto morendo.

*Quella che avete letto è pura opera di fantasia. Fatevi i vostri conti

Il 1° maggio del 2008

Oggi è il 1° maggio, Festa del Lavoro. Noi siamo al lavoro. In un ritaglio di tempo, stiamo leggendo dei quattro operai rimasti ustionati all’Ilva di Taranto. Ah sì: i sindacati stanno festeggiando in piazza, a Roma.

Wallace Henry Hartley


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