Derive: vi faccio vedere come muore un’italiana

A Niscemi, in provincia di Caltanissetta, una ragazza di 14 (quattordici) anni viene percossa a calci e pugni, strangolata con una corda, bruciata e gettata in un pozzo legata ad un masso. Secondo le indagini e a quanto scrive Repubblica, la ragazza, fidanzata con un 17enne, veniva spesso “ceduta” a due amici di lui, un 16enne e un 15enne: i tre l’avrebbero ammazzata dopo che lei avrebbe rilevato di essere incinta di uno di loro.

A Firenze una ragazza di 16 (sedici) anni, malata di diabete, muore dopo che i genitori erano stati convinti da una sedicente omeopata di Udine - una che a quanto riporta il Corriere on line, curava le proprie gambe “rovinate” coprendole con il cellophane - a interrompere la somministrazione di insulina e sostituirla con massicce dosi di vitamine C ed E. Il decesso arriva dopo due settimane di sofferenze.

A Pesaro una ragazza di 16 (sedici) anni confessa ai suoi genitori di essersi innamorata di una sua amica 18enne. Dopo qualche giorno, all’ora di pranzo, la madre afferra una lama e - in preda ad un raptus, sostiene il Corriere - si scaglia contro la figlia per accoltellarla. La ragazza si salva solo perché la lama, fortunosamente, colpisce la fibbia della sua cintura.

Wallace Henry Hartley

4 Risposte a “Derive: vi faccio vedere come muore un’italiana”


  1. 1 sparkaos Maggio 14, 2008 alle 8:25 pm

    la prima è l’emblema del rimosso nella società Italiana
    ciao

  2. 2 blazar Maggio 15, 2008 alle 1:00 pm

    Per quel che riguarda la prima, mi chiedo: se un rom compie un delitto efferato, vengono sgomberati i campi nomadi. Di più, si lanciano le bombe molotov e iniziano i linciaggi. Se ragazzi fra i 15 e i 17 anni di Niscemi compiono un delitto efferato, perché non si sgomberano i “campi” di ragazzi di Niscemi fra i 15 e i 17 anni? O tutti gli abitanti di Niscemi, già che ci siamo? La differenza è il senso di appartenenza: questi che “difendono” le donne, le difendono come se fossero una loro proprietà privata. Ma ciò che più di tutto mi disgusta, è quando vedo i servizi dai TG e sento dire: “tutta la cittadinanza si stringe a lutto…” Intanto le immagini mostrano questi decerebrati che -col volto contrito, certo- si contorcono come bisce dietro il cronista per farsi inquadrare dalle telecamere.

    Per quel che riguarda la seconda, sono agghiacciato. Come persona colpita da una grave malattia, che comporta terapie anche molto “sgradevoli,” penso di riuscire a capire il senso di rifiuto che si può provare quando viene comunicata la notizia di una malattia cronica. Ma perdio! Il diabete è una condizione che permette una vita praticamente normale. Quello che non capisco è l’abbandonarsi a superstizioni per trovare soluzioni “facili” a problemi che non ne hanno. Personalmente, non mi è mai passato manco lontanamente per la testa. È il sonno della ragione: il papa che riempie le piazze rincoglionendo i “fedeli” con le sue certezza assolute, e fattucchiere come la stronza in questione che uccidono a colpi di ignoranza: una differenza più quantitativa che qualitativa, a mio avviso.

  3. 3 Wallace Henry Hartley Maggio 17, 2008 alle 3:05 pm

    @ sparkaos
    Sì, c’è qualcosa di ancestrale nell’orrore di Niscemi.

    @ blazar
    Le tue parole sono corroborate dalla rabbia del padre di questa povera Lorena, che rifiuta ora la solidarietà dei suoi compaesani dopo che questi, per quasi due settimane, se ne sono stati zitti e muti.
    Sulla questione dell’abbandonarsi alla superstizione: sono d’accordo con te, la similitudine tra fattucchiere e papi è purtroppo azzeccata. C’è da dire che quando si affonda nella disperazione è facile lasciarsi convincere da qualsiasi cosa possa fornire uno spiraglio di speranza. Ma non vorrei davvero trovarmi nei panni degli sciagurati genitori della ragazza diabetica.
    PS - Grazie della visita e dell’intervento.

  4. 4 StM Maggio 17, 2008 alle 7:27 pm

    Più che starsene zitti e muti, i genitori di almeno uno degli assassini l’avevano pure minacciato, il padre della ragazza. Inserite un malaugurio e un insulto a caso.

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