Archivio per la categoria 'che roba contessa'

E se la moratoria la facessimo sui telefonini?

A Palermo un 20enne filma con il suo cellulare la fidanzata di 13 anni in pose hard e durante rapporti sessuali. Il 20enne in questione sente poi l’irrefrenabile esigenza di distribuire il filmato ad amici e conoscenti. La storia non sarebbe venuta a galla se, per sbaglio e per fortuna, l’opera d’ingegno non fosse arrivata anche sul telefonino dello zio della 13enne.

In Francia, nei pressi di Versailles, un bambino di 11 anni invita a casa sua un amico 12enne, che si porta dietro la sorellina di appena 10 anni. I tre guardano un film porno e poi decidono (non è dato sapere chi consenziente e chi no) di mettere in pratica le scene appena viste. Ovviamente, per non farsi mancare nulla, filmano tutto con il telefonino e, ancora più ovvio, il prodotto di tanto genio finisce sui cellulari di un centinaio di compagni di scuola.

Lo sappiamo: voi che ci state leggendo state tutti aspettando l’arrivo dell’Iphone. Ma non sarà il caso di ipotizzare l’introduzione di un porto d’armi?

Wallace Henry Hartley

Derive: vi faccio vedere come muore un’italiana

A Niscemi, in provincia di Caltanissetta, una ragazza di 14 (quattordici) anni viene percossa a calci e pugni, strangolata con una corda, bruciata e gettata in un pozzo legata ad un masso. Secondo le indagini e a quanto scrive Repubblica, la ragazza, fidanzata con un 17enne, veniva spesso “ceduta” a due amici di lui, un 16enne e un 15enne: i tre l’avrebbero ammazzata dopo che lei avrebbe rilevato di essere incinta di uno di loro.

A Firenze una ragazza di 16 (sedici) anni, malata di diabete, muore dopo che i genitori erano stati convinti da una sedicente omeopata di Udine - una che a quanto riporta il Corriere on line, curava le proprie gambe “rovinate” coprendole con il cellophane - a interrompere la somministrazione di insulina e sostituirla con massicce dosi di vitamine C ed E. Il decesso arriva dopo due settimane di sofferenze.

A Pesaro una ragazza di 16 (sedici) anni confessa ai suoi genitori di essersi innamorata di una sua amica 18enne. Dopo qualche giorno, all’ora di pranzo, la madre afferra una lama e - in preda ad un raptus, sostiene il Corriere - si scaglia contro la figlia per accoltellarla. La ragazza si salva solo perché la lama, fortunosamente, colpisce la fibbia della sua cintura.

Wallace Henry Hartley

Morire a Verona con Luigi Scotti ministro della Giustizia

Non sapevamo che in Italia il ministro della Giustizia avesse funzione requirente. Per fortuna Luigi Scotti, Guardasigilli per caso, salito a Palazzo Piacentini dopo la bufera che ha travolto Clemente Mastella, ha riempito questo vuoto.

Leggiamo sul quotidiano “La Stampa” che secondo il procuratore capo di Verona, Guido Papalia, l’accusa da contestare ai cinque che hanno ammazzato Nicola Tommasoli per una sigaretta negata dovrebbe essere quella di omicidio doloso. “Si dovrà stabilire - sostiene Papalia - se si tratta di dolo eventuale, diretto o intenzionale, ma l’accusa è di omicidio doloso o volontario”. Il ministro Luigi Scotti però non è d’accordo e, sempre secondo “La Stampa” dice: “Non c’è dubbio che si tratta di omicidio preterintenzionale”, ovvero un reato meno grave.

Lo ammettiamo: la questione è roba da tecnici, avvocati e magistrati, e non risulta appassionante per nulla. Ma restiamo convinti che se in questa Italia diroccata ognuno facesse il proprio mestiere, le cose andrebbero un pochino meglio.

Wallace Henry Hartley

Il suicidio della sinistra

Racconteremo, per una volta, un episodio autobiografico e assolutamente veritiero.

Era il 1997 e a Reggio Emilia gli U2 avrebbero suonato all’aeroporto davanti a 150 mila persone. Un mega evento organizzato nell’ambito della maxi Festa dell’Unità in corso in quei giorni. Noi, con alcuni amici, armati di biglietto - pagato a carissimo prezzo, sia detto - scendemmo a Reggio Emilia partendo dal nord-ovest più nord-ovest d’Italia, praticamente dalle pendici delle Alpi.

La sera prima del concerto decidemmo di fare un giro in questa mastodontica Festa dell’Unità, che tra stand gastronomici di ogni genere e gazebo dai mille colori pareva la convention di Forza Italia. Decidemmo di infilarci in un tendone che ospitava un “ristorante tipico”, con i camerieri, i bicchieri in vetro e prezzi da ristorante tipico. Dopo cinque minuti entrò nello stesso tendone un nugolo di persone: in mezzo a queste, Fausto Bertinotti, reduce dal comizio talk-show, riverito e coccolato come si confà al leader del partito che allora teneva in piedi il primo governo Prodi. Prima sorpresa: Bertinotti si siede al tavolo, e vicino a lui si siede Bruno Vespa. “Vabbé - pensiamo - la cortesia e l’educazione sono indispensabili in politica”. Però questi due se la ridevano e se la spassavano come due vecchi amiconi. “Vabbé - pensiamo - in fin dei conti avranno un po’ di confidenza reciproca”. Poi, l’idea, tra i fumi del Sangiovese scorso a fiotti nei nostri bicchieri: andiamo a stringere la mano al compagno Fausto, così, anche solo per vedere l’effetto che fa. In fondo lui è di Rifondazione Comunista, sarà mica così spocchioso da non volerci salutare solo perchè è a cena con Bruno Vespa. Ci alziamo in due, e con calma ci avviciniamo un po’ timorosi verso il tavolo di Bertinotti. A metà strada ci si parano davanti due bodyguard: “Dove andate? Cosa volete? Non si può. Non vedete che disturbate?”. Ah! Resi consapevoli, siamo tornati indietro, ci abbiamo ripensato, abbiamo guardato Bertinotti e Vespa tubare amorevolmente, e abbiamo tirato giù qualche madonna. Dopo venti minuti, per sfogare la rabbia, abbiamo tirato giù un programma per un nuovo partito che, al primo punto, proponesse la secessione dell’Alpinia dall’Italia e pure dalla Padania.

PS: Ieri sera, quando i risultati stavano descrivendo l’annichilimento della Sinistra Arcobaleno, ho udito Fausto Bertinotti ospite da Bruno Vespa. Alla domanda sulle ragioni di tale massacro, l’ex presidente della Camera ha farfugliato qualcosa di incomprensibile. Vespa lo ha congedato promettendogli: “Anche se non siete più in Parlamento, caro Bertinotti, le porte di questo nostro salotto saranno sempre aperte per una forza politica che rappresenta una parte importante del nostro paese”. A quel punto abbiamo messo le scarpe e siamo usciti di casa.

Wallace Henry Hartley

Eroi del nostro tempo

Secondo Marcello Dell’Utri, Vittorio Mangano a suo modo è un eroe.

Il giudice Paolo Borsellino, parlò di Mangano nel 1992 ai giornalisti Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi quattro giorni prima dell’attentato di Capaci in cui fu ucciso Giovanni Falcone. Due mesi dopo (il 19 luglio) lo stesso Borsellino fu ucciso nell’attentato di via D’Amelio a Palermo. Grazie alla trascrizione ripresa da qui, riportiamo parte di quell’intervista.

Borsellino
Sì, Vittorio Mangano l’ho conosciuto anche in periodo antecedente al maxi-processo e precisamente negli anni fra il 1975 e il 1980, e ricordo di aver istruito un procedimento che riguardava delle estorsioni fatte a carico di talune cliniche private palermitane. Vittorio Mangano fu indicato sia da Buscetta che da Contorno come “uomo d’onore” appartenente a Cosa Nostra.
Giornalista
“Uomo d’onore” di che famiglia?

Borsellino
L’uomo d’onore della famiglia di Pippo Calò, cioè di quel personaggio capo della famiglia di Porta Nuova, famiglia della quale originariamente faceva parte lo stesso Buscetta. Si accertò che Vittorio Mangano, ma questo già risultava dal procedimento precedente che avevo istruito io e risultava altresì da un procedimento cosiddetto procedimento Spatola, che Falcone aveva istruito negli anni immediatamente precedenti al maxi-processo, che Vittorio Mangano risiedeva abitualmente a Milano, città da dove come risultò da numerose intercettazioni telefoniche, costituiva un terminale del traffico di droga, di traffici di droga che conducevano le famiglie palermitane.

Giornalista
E questo Mangano Vittorio faceva traffico di droga a Milano?

Borsellino
Vittorio Mangano, se ci vogliamo limitare a quelle che furono le emergenze probatorie più importanti risulta l’interlocutore di una telefonata intercorsa fra Milano e Palermo, nel corso della quale lui, conversando con un altro personaggio mafioso delle famiglie palermitane, preannuncia o tratta l’arrivo di una partita di eroina chiamata alternativamente, secondo il linguaggio convenzionale che si usa nelle intercettazioni telefoniche, come magliette o cavalli.

Giornalista
Comunque lei in quanto esperto, può dire che quando Mangano parla di cavalli al telefono, vuol dire droga.

Borsellino
Si, tra l’altro questa tesi dei cavalli che vogliono dire droga, è una tesi che fu avanzata alla nostra ordinanza istruttoria e che poi fu accolta al dibattimento, tanto è che Mangano fu condannato al dibattimento del maxi processo per traffico di droga.

Berlusconi: schede confuse, bisogna cambiarle

Il leader del PdL Silvio Berlusconi sostiene che le schede elettorali sono confuse e mettono a rischio la regolarità del voto. Dunque si appella a Napolitano per chiedere di modificarle per le prossime consultazioni del 13 e 14 aprile.

Ecco la sua proposta per un voto più semplice e più chiaro:

Alitalia: come si chiude un bilancio secondo la Uil

L’avevamo sentito al Tg1, domenica sera, e non ci credevamo. Poi abbiamo fatto una ricerchina e il Corriere.it ci ha dato la tragica conferma: Luigi Angeletti, segretario della Uil, il terzo sindacato italiano, sì è detto convinto, parlando del caso Alitalia, che «se gli esuberi derivano da una riduzione degli aerei e delle tratte si determinerà solo un minor fatturato». Traduzione: se quei cattivoni di Air France tagliano voli e tratte, sarà una disgrazia perché ci saranno meno entrate per Alitalia.

Infatti, come noto, gli aerei volano a costo zero, sono alimentati con acqua del rubinetto, vengono guidati da volontari,  fanno manutenzione senza spese e volano per i fatti loro, con nessuno a terra che li segue, li controlla e li guida. E poi, come tutti sanno, i voli Alitalia sono sempre strapieni, con gli aerei stipati di passeggeri. Ergo: quelli che vogliono ridurre le tratte e i voli sono proprio dei dementi. Certo. Sicuramente. Eccome.

Wallace Henry Hartley

Allah akbar, Allam al bar (*)

Il Corriere della Sera on line titola: “Allam, la precisazione del Vaticano - «Le sue opinioni non diventano espressione ufficiale del pensiero del Papa» - La Santa Sede sulla conversione: «La Chiesa accoglie i credenti, non deve sposarne tutte le idee e posizioni»”.

Interessante dissociazione delle gerarchie ecclesiastiche. Certo, se si fosse evitato di far battezzare Magdi Cristiano Allam direttamente dal Papa, se si fosse evitato di farlo il giorno di Pasqua, se si fosse evitato di farlo in mondovisione, ecco, forse nessuno avrebbe equivocato.

Wallace Henry Hartley

(*)Il titolo è una citazione, adattata, di un titolo del caro vecchio settimanale Cuore

 

Giuro sulla testa dei miei figli

Dopo aver annunciato che la soluzione contro il precariato è il matrimonio con i suoi figli, Silvio Berlusconi ora individua la soluzione per Alitalia: venderla ai suoi figli.

Wallace Henry Hartley

Un milione di posti di lavoro (da mignotta)

Come possono le coppie giovani mettere su famiglia, senza la sicurezza di un posto di lavoro e di un reddito fisso? La ricetta di Silvio Berlusconi è la seguente: «Io, da padre - ha spiegato Berlusconi ad una ragazza che aveva formulato il quesito - le consiglio di cercare di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere; e credo che, con il suo sorriso, se lo può certamente permettere».

Restando in attesa di sapere chi dovranno cercare di sposare i maschietti, prendiamo atto del significato di “valore della famiglia” che alberga nel leader di Forza Italia e proponiamo ufficialmente la candidatura di Silvio Berlusconi a premio Nobel per l’Economia.

Cerchiamo adesioni alla nostra campagna: fateci sapere.

Wallace Henry Hartley

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