Archivio per la categoria 'Uncategorized'

Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?

Caro, carissimo (il prezzo pagato per la tua pessima sconfitta) Walter,

Gilioli, nel suo blog, ironizza sulla posizione del Pd in merito alla manifestazione dell’8 luglio, nata - è bene dirlo - da uno slancio di Di Pietro e girotondume vario. Qui, noi non sorridiamo molto. Non staremo a ricapitolare le quisquiglie relative al blocco dei processi, all’immunità autoconcessa, all’esercito per le strade, eccetera; vorremmo solo dirti, caro Walter, che forse forse devi un attimo fermare tutto, guardarti attorno, e annunciare che il tuo partito - se esiste - aderirà a quella giornata con entusiasmo. Non ci puoi piantare la bandierina? Pazienza. Sarà per un’altra volta. Ma adesso, non pensarci. Pensa piuttosto che il tuo partito - se esiste - dovrebbe rappresentare una buona parte dei tuoi concittadini, e che loro non sono contenti di quello che stanno vedendo. Vai a ’sta manifestazione, Walter. Fai ciao con la manina quando ti inquadrano e dì qualcosa che ti faccia sembrare parente di Obama. Potresti cambiare la storia, così.

Vedi Walter, secondo noi tu ti sottovaluti. Tu vuoi stare a casa, con la copertina sulle ginocchia (te la ricordi quella vignetta di Forattini con Berlinguer che beve il thé in salotto?) e guardare su La7 se c’è gente o no, a ’sta cazzo di manifestazione.

Però, Walter, tu non ti ricordi una cosa: non ti ricordi che già una volta sei stato a casa a guardare La7. Pensavi: “Mado’, quanta gente…”, e poi ti sei accorto che tutta quella gente la stavano menando per le strade. Era il luglio del 2001. Tu, Walter, credi che quel casino sarebbe successo se il tuo partito non avesse deciso di stare a casa? Pensi davvero che sarebbe stata concepibile una simile macelleria messicana in presenza del partito più importante dell’allora opposizione? Seee… noi mica me ce li vediamo Soro o Bersani che si fanno menare a manganellate da una divisa. Interrogazione parlamentare! Scandalo sui giornali! Invece, niente, Walter. Siete rimasti a casa, le botte se le sono prese quelli - pure i ragazzi dei boyscout e le nonne, che credete? - che erano lì, lasciati soli dal tuo partito.

Per cui, Walter, fai uno sforzo. Vai a ’sta cazzo di manifestazione. Sorridi, non parli di Di Pietro, stringi un po’ di mani. Ti farà bene. Farà bene a tutti.

Wallace Henry Hartley

Avviso ai naviganti

Sì, anche noi stiamo guardando gli europei di calcio. Però se, tra un Toni e un Buffon, vi guardate un po’ intorno, vi accorgerete che c’è un signore, neanche troppo zitto zitto, impegnato a modificare le leggi dello Stato a suo personale vantaggio, arrivando a istituzionalizzare la sua stessa impunità. Magari non c’è niente di male in questo. Nel dubbio, noi ve lo facciamo notare.

Crisi motivazionale

Chi affronterà
i maglioncini degli insorti?
Blog rhum e coca-ina
per battere il sistema
Chi salverà
la mia città?

(cit. Afterhours - “Tema: la mia città” _ I milanesi ammazzano il sabato)

E se la moratoria la facessimo sui telefonini?

A Palermo un 20enne filma con il suo cellulare la fidanzata di 13 anni in pose hard e durante rapporti sessuali. Il 20enne in questione sente poi l’irrefrenabile esigenza di distribuire il filmato ad amici e conoscenti. La storia non sarebbe venuta a galla se, per sbaglio e per fortuna, l’opera d’ingegno non fosse arrivata anche sul telefonino dello zio della 13enne.

In Francia, nei pressi di Versailles, un bambino di 11 anni invita a casa sua un amico 12enne, che si porta dietro la sorellina di appena 10 anni. I tre guardano un film porno e poi decidono (non è dato sapere chi consenziente e chi no) di mettere in pratica le scene appena viste. Ovviamente, per non farsi mancare nulla, filmano tutto con il telefonino e, ancora più ovvio, il prodotto di tanto genio finisce sui cellulari di un centinaio di compagni di scuola.

Lo sappiamo: voi che ci state leggendo state tutti aspettando l’arrivo dell’Iphone. Ma non sarà il caso di ipotizzare l’introduzione di un porto d’armi?

Wallace Henry Hartley

Morire a Verona e poi essere uccisi di nuovo al Tg1

Vorremmo esprimere un desiderio. Vorremmo che il portavoce di Alleanza Nazionale, Andrea Ronchi, domani prendesse la sua automobile e facesse tappa a Verona. Vorremmo che bussasse alla porta della famiglia Tommasoli, il cui figlio Nicola è stato ucciso a calci e pugni per non aver dato una sigaretta a cinque giovani vicini agli ambienti dell’estrema destra. Vorremmo che Andrea Ronchi guardasse negli occhi la madre e il padre di questo ragazzo, distrutti dal dolore, e dicesse loro: “Io mi auguro che gli assassini di Verona siano condannati in maniera esemplare. Ma certamente non si può mettere sullo stesso piano l’attacco allo Stato di Israele e alla sua libertà. Sono due episodi che non sono assolutamente paragonabili. A Torino si vuole negare allo Stato di Israele il diritto di rappresentare la propria cultura, e questo è inaccettabile perché è frutto di un odio culturale antisionista della sinistra estrema italiana”.

Siamo sicuri che il portavoce di Alleanza Nazionale, Andrea Ronchi, non avrà difficoltà ad esaudire il nostro desiderio. In fondo dovrebbe solamente ripetere le stesse parole che ha pronunciato questa sera al Tg1.

Wallace Henry Hartley

Morire a Verona oggi

- “Oh, cazzo andiamo a casa che son stanco”

- “Sì dai, è proprio tardi”

In cinque si avvicinano, parlano veronese, sono come noi. Vengono verso di noi.

- “Hai mica una sigaretta?”

- “No, non fumo, mi spiace”

Silenzio.

- “Pezzo di merda, dammi una sigaretta”

Un pugno, un altro pugno, calci in faccia, non vedo più niente, Cristo sto morendo.

*Quella che avete letto è pura opera di fantasia. Fatevi i vostri conti

Eroi del nostro tempo

Secondo Marcello Dell’Utri, Vittorio Mangano a suo modo è un eroe.

Il giudice Paolo Borsellino, parlò di Mangano nel 1992 ai giornalisti Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi quattro giorni prima dell’attentato di Capaci in cui fu ucciso Giovanni Falcone. Due mesi dopo (il 19 luglio) lo stesso Borsellino fu ucciso nell’attentato di via D’Amelio a Palermo. Grazie alla trascrizione ripresa da qui, riportiamo parte di quell’intervista.

Borsellino
Sì, Vittorio Mangano l’ho conosciuto anche in periodo antecedente al maxi-processo e precisamente negli anni fra il 1975 e il 1980, e ricordo di aver istruito un procedimento che riguardava delle estorsioni fatte a carico di talune cliniche private palermitane. Vittorio Mangano fu indicato sia da Buscetta che da Contorno come “uomo d’onore” appartenente a Cosa Nostra.
Giornalista
“Uomo d’onore” di che famiglia?

Borsellino
L’uomo d’onore della famiglia di Pippo Calò, cioè di quel personaggio capo della famiglia di Porta Nuova, famiglia della quale originariamente faceva parte lo stesso Buscetta. Si accertò che Vittorio Mangano, ma questo già risultava dal procedimento precedente che avevo istruito io e risultava altresì da un procedimento cosiddetto procedimento Spatola, che Falcone aveva istruito negli anni immediatamente precedenti al maxi-processo, che Vittorio Mangano risiedeva abitualmente a Milano, città da dove come risultò da numerose intercettazioni telefoniche, costituiva un terminale del traffico di droga, di traffici di droga che conducevano le famiglie palermitane.

Giornalista
E questo Mangano Vittorio faceva traffico di droga a Milano?

Borsellino
Vittorio Mangano, se ci vogliamo limitare a quelle che furono le emergenze probatorie più importanti risulta l’interlocutore di una telefonata intercorsa fra Milano e Palermo, nel corso della quale lui, conversando con un altro personaggio mafioso delle famiglie palermitane, preannuncia o tratta l’arrivo di una partita di eroina chiamata alternativamente, secondo il linguaggio convenzionale che si usa nelle intercettazioni telefoniche, come magliette o cavalli.

Giornalista
Comunque lei in quanto esperto, può dire che quando Mangano parla di cavalli al telefono, vuol dire droga.

Borsellino
Si, tra l’altro questa tesi dei cavalli che vogliono dire droga, è una tesi che fu avanzata alla nostra ordinanza istruttoria e che poi fu accolta al dibattimento, tanto è che Mangano fu condannato al dibattimento del maxi processo per traffico di droga.

La calma olimpica dell’Occidente verso la Cina

Ha ragione Tenzin Gyatso, il Dalai Lama che ha ricevuto il Premio Nobel per la pace nel 1989 per la resistenza non violenta contro la Cina: non bisogna boicottare i giochi olimpici. Quello che aggiungiamo noi è che bisognerebbe boicottare direttamente la Cina, punto e basta. E quanto sosteniamo non è dovuto all’emotività legata ai fatti in Tibet, per quanto gravissimi.
Noi, qui sul nostro vascello che affonda, proviamo sempre un brivido lungo la schiena quando vediamo i leader occidentali salutare tra gli onori le autorità di Pechino durante i vertici internazionali. Quelle stesse autorità che hanno ancora le mani inzaccherate del sangue di Tienanmen. Quelle stesse autorità che gestiscono un potere totalitario su una popolazione mantenuta nell’ignoranza e nella povertà.

medal02.jpgSappiamo, comunque, che la nostra richiesta di boicottare la Cina è del tutto velleitaria. Le nostre belle democrazie occidentali hanno il brutto vizio di essere strabiche: bombardano Baghdad in nome della “libertà duratura” e mercanteggiano con Il Cairo, noto regime liberale; minacciano l’Iran, oscurantista e desideroso di armarsi nuclearmente, e flirtano con l’illuminatissima Arabia Saudita e con quei pacifisti di Israele, che la bomba atomica ce l’hanno solo come soprammobile; lasciano le loro truppe nell’ormai inesistente Afghanistan (chiudendo un occhio, e pure l’altro, sulla ripresa delle coltivazioni di coca, impennatesi negli ultimissimi anni) e dimenticano di fermare il massacro perpetuo in Timor Est e quello nascosto in Birmania (si dice Birmania, Myanmar è un’invenzione dell’orwelliano regime di Pyinmana).

Per dire: che differenza passa tra Cuba e la Cina? Entrambe sono, sulla carta, regimi comunisti, entrambe ignorano scientemente la questione dei diritti umani. Ma, mentre Cuba non serve a niente e non fa paura a nessuno, la Cina è un mercato gigantesco, con miliardi di possibili nuovi consumatori, ed è attualmente una riserva di lavoratori sfruttati e sottopagati, al servizio delle economie anche occidentali, che hanno capito che possono fare affari con quello strano capitalismo statalista che hanno inventato i mandarini di Pechino. E ne sono diventate soci in affari.

Ricordiamo, nel 1989, ciò che avvenne in piazza Tienanmen. Ricordiamo una vignetta di Sergio Staino, con il suo Bobo in piedi e la sua figlia massacrata tra le braccia, che piangendo dice “Bel lavoro, compagno Deng”. Il compagno Hu Juntao è un degno erede. E noi preferiremmo non averci nulla a che fare.

Wallace Henry Hartley

Ve lo meritate Berlusconi

“Si deve fare una campagna elettorale e si deve vincere. L’editore Ciarrapico ha dei giornali importanti, credo che sia assolutamente importante che questi giornali non siano ostili. Visto che quasi tutti i grandi giornali stanno dall’altra parte, quando ce ne è qualcuno che è a nostro favore credo che sia una cosa assolutamente logica cercare di continuare di averli a favore“. La dichiarazione è di Silvio Berlusconi, ed è copiaincollata dall’AdnKronos e i neretti non sono nostri ma dell’originale.

Non faremo alcun commento su queste parole. Ma siamo d’accordo con Frammenti nomadi, il quale sul suo blog scrive che “Berlusconi ammette che le elezioni si vincono possedendo i media”. E a questo punto pretenderemmo una pur minuscola autocritica da parte di chi ha governato negli ultimi anni: lungimiranti statisti che hanno evitato di legiferare sul cosiddetto conflitto di interessi, arrivando addirittura a boicottare il ministro Paolo Gentiloni che ci stava provando, e impostando ora una campagna alla “volemose bbene”, in cui il concetto di “conflitto di interessi” è stato completamente derubricato dall’agenda politica. Complimenti.

Wallace Henry Hartley

Sarkozy: Silvio lo sa?

Il presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy ha proposto, durante una conferenza stampa, che la televisione pubblica venga finanziata da una tassa più alta sugli introiti pubblicitari delle tv private e da una tassa infinitesimale sul volume d’affari dei nuovi mezzi di comunicazione, come l’accesso a Internet o alla telefonia mobile. Ciò permetterebbe alle reti pubbliche di eliminare la pubblicità dalla loro programmazione (fonte: Il Corriere della Sera Web). Abbiamo il sospetto che, dopo gli sbrodolamenti e i peana sprecatisi nei mesi scorsi, il centrodestra italiano comincerà ad avere un’opinione un po’ più tiepida sul Capo di Stato transalpino.

Wallace Henry Hartley

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