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Alitalia: come si chiude un bilancio secondo la Uil

L’avevamo sentito al Tg1, domenica sera, e non ci credevamo. Poi abbiamo fatto una ricerchina e il Corriere.it ci ha dato la tragica conferma: Luigi Angeletti, segretario della Uil, il terzo sindacato italiano, sì è detto convinto, parlando del caso Alitalia, che «se gli esuberi derivano da una riduzione degli aerei e delle tratte si determinerà solo un minor fatturato». Traduzione: se quei cattivoni di Air France tagliano voli e tratte, sarà una disgrazia perché ci saranno meno entrate per Alitalia.

Infatti, come noto, gli aerei volano a costo zero, sono alimentati con acqua del rubinetto, vengono guidati da volontari,  fanno manutenzione senza spese e volano per i fatti loro, con nessuno a terra che li segue, li controlla e li guida. E poi, come tutti sanno, i voli Alitalia sono sempre strapieni, con gli aerei stipati di passeggeri. Ergo: quelli che vogliono ridurre le tratte e i voli sono proprio dei dementi. Certo. Sicuramente. Eccome.

Wallace Henry Hartley

L’economia becchina

Una prece - una qualunque - per Benazir Bhutto. Per Repubblica simbolo della democrazia, della modernità, della rivendicazione femminile“, ma anche, come ricorda il Corriere della Sera, “icona anti-islamista e filo-Usa, 2 volte primo ministro e 2 volte costretta a dimettersi accusata di corruzione“. Figura controversa, ma icona di un mondo cortocircuitato, la Bhutto ha semplicemente e brutalmente inseguito il suo destino: sapeva di camminare con un bersaglio permanente addosso, e non si è fermata.

Le trame politiche e politologiche sui destini dell’Islam, delle tigri asiatiche e degli equilibri mondiali, le lasciamo a chi ha la competenza per approfondire tali aspetti. Interessa, piuttosto, qui dal ponte della nostra nave, osservare un paradosso oramai fin troppo noto. Mentre Capi di Stato e personalità politiche si strappano i capelli più o meno umanimemente (”condanna“, “dolore” e “sdegno” sono le parole che percorrono il pianeta da Washington a Mosca, dal Vaticano all’Afghanistan), i fatti vanno da un’altra parte. Dopo una manciata di ore dall’attentato in Pakistan, le agenzie battevano: Borse europee: chiudono positive dopo attentato Bhutto; accanto a questa, la notizia secondo cui il Brent a Londra ha toccato i massimi da un mese dopo l’annuncio dell’assassinio della leader dell’opposizione pakistana. Se ne devono essere accorti pure loro - brokers, banche e altre entità che fanno girare la finanza - che una reazione del genere era fin troppo sfacciata, così poco dopo a Wall Street è arrivato il segno meno.

Anni fa, subito dopo l’inizio della prima guerra del Golfo, sul settimanale satirico “Cuore”, dopo l’ondata di isteria collettiva che il conflitto aveva creato, anche nei mercati, venne formulata una domanda: perché se un missile bombarda Baghdad lo zucchero aumenta di prezzo? Forse che il raccolto di barbabietole ne risente? Forse che le barbabietole si turbano?

Wallace Henry Hartley


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