Succede che un romeno scippa una romana (bel gioco di parole) spruzzandole in faccia dello spray urticante, quello al peperoncino. Succede che la testata giornalistica più seguita dagli italiani, il Tg1, dà la notizia spiegando che “l’uso dello spray è stato introdotto da una legge recentemente approvata“. Una legge recentemente approvata??? Teste di cazzo che non siete altro??? Sono settimane che ci fate due maroni così (altro bel gioco di parole, scusate) con il minchia di Decreto Sicurezza e ora che il Decreto Sicurezza fa danni voi dite che lo spray con cui i delinquenti scippano e fottono è stato introdotto da “una legge recentemente approvata”? Sappiate, cari, voi che aprite il telegiornale con il Papa ogni volta che Esso emette un qualsivoglia sospiro, che una giustizia superiore dovrà pur esistere. E che questa malafede, se non ve la fa pagare l’Ordine dei Giornalisti, prima o poi la dovrete scontare. Anche solo con un San Pietro che vi accoglie in paradiso a colpi di spray urticante chiedendovi “qual era la legge recentemente approvata che mi permette di accecare i vostri occhi già ciechi?”.
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Lo spray al peperoncino e le teste di cazzo
Pubblicato Agosto 10, 2009 che roba contessa Lascia un commentoTags: decreto sicurezza, peperoncino, scippo, spray, Tg1, urticante
Un complotto contro il premier è una notizia, caro Minzolini
Pubblicato Giugno 23, 2009 deriva democratica 1 CommentoTags: Augusto Minzolini, Berlusconi, berlusconi e le mignotte, d'addario, democrazia, destra, donne, escort, FOTO, foto hard, governo, informazione, Italia, mignotte, Paolo Garimberti, Pdl, politica, POLITICA ITALIANA, porno, ragazze, religione, scandalo, sesso, Stati Uniti, Tg1, Vaticano
Nell’edizione di ieri sera, reduce dalla simulazione di lavata di capo eseguita dal presidente della Rai Paolo Garinberti, il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, si è offerto alle telecamere per difendere l’operato della sua testata e la sua linea editoriale. Noi non facciamo gossip nazionale, ha rivendicato sdegnosamente. Fa specie, detto dal riconosciuto inventore del racconto politico gossipparo, che lo ha reso celebre negli anni e nelle cronache di palazzo come colui che riportava sui giornali il chiacchiericcio captato qua e la e le conversazioni private. Altro che “storia piena di allusioni, testimoni piu’ o meno attendibili e rancori personali” nella quale “non c’e’ ancora una notizia certa”, come la definisce lui.
Comunque, prendiamo atto: il Tg1 non fa gossip e non “scimmiotta qualche quotidiano o rotocalco”.
Certo, però, che il Tg1 ignora una notizia ben più grave. Voi aprite pure il telegiornale con l’Iran, di cui agli italiani frega assai. Intanto il Presidente del consiglio italiano, il Capo del governo, denuncia a chiara voce l’esistenza di un complotto ai suoi danni. Vista la fonte autorevole, io non lo sottovaluterei. Anzi. Spenderei mezzo telegiornale e tutti i migliori giornalisti della mia testata per indagare su chi stia complottando contro il Premier. Si tratta di sicurezza nazionale, mica ciccioli.
Perchè delle due l’una: o la storia del complotto è una gigantesca panzana, a cui nemmeno Minzolini riesce a dare credito, oppure il direttore del Tg1 ha proprio deciso di inaugurare lo sciopero delle notizie e nel dubbio nasconde tutto sotto il tappeto.
SOSPENDETECI TUTTI (ovvero: se questa vignetta è scandalosa, qual è la definizione per il Tg1 che si vanta dello share?)
Pubblicato Aprile 16, 2009 deriva democratica 14 CommentiTags: Anno Zero, Annozero, auditel, censura, Mauro Masi, Michele Santoro, scandalo, servizio pubblico, share, sospensione, Tg1, Vauro, vignetta
Terremoto in Abruzzo: lo sciacallaggio del Tg1
Pubblicato Aprile 8, 2009 non ho parole Lascia un commentoTags: Abruzzo, auditel, che tristezza, giornalismo, informazione, sciacallaggio, share, Terremoto, Tg1
Questa sotto, invece, è la versione non censurata con finestra sull’ufficio del direttore del Tg1 (nel monitor a sinistra della conduttrice), via Rectoverso
Terremoto in Abruzzo e disastro dell’informazione
Pubblicato Aprile 6, 2009 non ho parole 7 CommentiTags: Abruzzo, Gianpaolo Giuliani, Mara Carfagna, Mariastella Gelmini, Matrix, pessimismo e fastidio, Porta a Porta, Silvio Berlusconi, Terremoto, Tg1, Tg5
La giornata si chiude con il Tg1 che passa tre quarti d’ora a raccontare l’emotività del terremoto in Abruzzo attraverso una serie di interviste random agli scampati, dimenticandosi di fare quello che ne fa la ragione sociale: informare. Poche o nulle informazioni sull’epicentro, sui Comuni colpiti, sulla dinamica degli eventi. Dopo 35 minuti di reality show si ricordano che c’era un signore, tale Gianpaolo Giuliani, che nei giorni scorsi aveva lanciato un allarme sul rischio sisma, ma ne parlano come fosse un mitomane. Bisogna cambiare canale e guardare Striscia la Notizia (dio santo…) per avere un’idea di cosa dicesse questo cristo di Giuliani. Poi, mentre su Rai 1 la testata giornalistica abdica per lasciare spazio ad uno speciale Porta a Porta, su Canale 5 è la volta di Matrix+Tg5, dove – pensa un po’ – c’è la telefonata del presidente del Consiglio che sostanzialmente dice che quei coglioni di abruzzesi se la sono andata a cercare, visto che le case lesionate avevano ancora i tetti in canneto (minchia, l’ha visto lui, giuro), mentre in studio sono ospiti Mariastella Gelmini (cazzo c’entra?) e Mara Carfagna (eehh??).
L’immagine di Silvio Berlusconi che parla attraverso la televisione di suo figlio mi mette addosso la depressione. Il Papa che prega per gli sfollati, con l’effetto di provocare nuove scosse e grandinate mi inquieta. Il rifiuto degli aiuti dei paesi stranieri mi ricorda quando a Chernobyl scoppiò la centrale nucleare e i sovietici dissero a tutti “no grazie, ce la caviamo da soli”.
Sono io che remo contro. Scusatemi.
Terremoto in Abruzzo: che cazzo ce ne frega delle dichiarazioni dei politici??
Pubblicato Aprile 6, 2009 non ho parole Lascia un commentoTags: Abruzzo, Gianni Riotta, politici, tempismo, Terremoto, Tg1
Accusatemi di demagogia.
Ore 13.30: inizia il Tg1. L’apertura è emotiva, scorrono le immagini senza commento del disastro in Abruzzo. In studio la conduttrice apre dicendo “buongiorno” e io penso “sì, a tua sorella”. Poi si collega con l’inviato all’Aquila: gli stanno ancora attaccando il microfono al bavero, il collegamento salta. Dallo studio passano la linea alla sala operativa della protezione civile, dove un altro inviato si mostra con un sorriso del tutto ingiustificato e ci comunica che le operazioni stanno andando perfettamente. Mentre da casa la gente vuole capire cosa è successo e dove (ognuno ha parenti o amici, si presume), il Tg1 fa una scelta coraggiosa e decide che no, la cosa fondamentale è sapere cosa commentano i leader politici. Ripeto: i commenti dei leader politici. Poi, finalmente, si collegano dalle località colpite.
Fossi giornalista del Sole 24 Ore, sarei piuttosto perplesso per l’arrivo del nuovo direttore Gianni Arisa Riotta.
In bianco e nero
Pubblicato Settembre 17, 2008 deriva dei diritti 1 CommentoTags: Tg1, Amanda Knox, Meredith Kercher, Rudy Guede, Enzo Carra, Mario Balotelli, sprangate, biscotti, manette
Perché la bianca e bionda e azzurrocchiuta Amanda Knox, accusata del delitto di Meredith Kercher, entra in Tribunale accompagnata e a mani libere, mentre il nero e nero e nero Rudy Guede, accusato dello stesso delitto, l’hanno portato ammanettato?
Perchè in Italia è proibito pubblicare e trasmettere immagini di persone ammanettate (una normativa introdotta dopo il caso di Enzo Carra, notabile democristiano coinvolto in Tangentopoli) mentre le immagini di Guede con i ceppi sono andate al Tg1 delle 20?
Perchè Abdoul Guiebrè, il ragazzo nero ucciso a sprangate per aver rubato un pacco di biscotti, è definito dallo stesso Tg1 “italo-africano” mentre Mario Balotelli, calciatore ner dalle belle speranze, è assolutamente un “italiano” che molti vogliono in Nazionale?
Morire a Verona e poi essere uccisi di nuovo al Tg1
Pubblicato Maggio 6, 2008 Uncategorized 5 CommentiTags: Alleanza Nazionale, An, Andrea Ronchi, Israele, morire, nazi, sigaretta, Tg1, Torino, Verona
Vorremmo esprimere un desiderio. Vorremmo che il portavoce di Alleanza Nazionale, Andrea Ronchi, domani prendesse la sua automobile e facesse tappa a Verona. Vorremmo che bussasse alla porta della famiglia Tommasoli, il cui figlio Nicola è stato ucciso a calci e pugni per non aver dato una sigaretta a cinque giovani vicini agli ambienti dell’estrema destra. Vorremmo che Andrea Ronchi guardasse negli occhi la madre e il padre di questo ragazzo, distrutti dal dolore, e dicesse loro: “Io mi auguro che gli assassini di Verona siano condannati in maniera esemplare. Ma certamente non si può mettere sullo stesso piano l’attacco allo Stato di Israele e alla sua libertà. Sono due episodi che non sono assolutamente paragonabili. A Torino si vuole negare allo Stato di Israele il diritto di rappresentare la propria cultura, e questo è inaccettabile perché è frutto di un odio culturale antisionista della sinistra estrema italiana”.
Siamo sicuri che il portavoce di Alleanza Nazionale, Andrea Ronchi, non avrà difficoltà ad esaudire il nostro desiderio. In fondo dovrebbe solamente ripetere le stesse parole che ha pronunciato questa sera al Tg1.
Wallace Henry Hartley
Prodi, il dispettoso
Pubblicato Gennaio 23, 2008 eccezioni 5 CommentiTags: Berlusconi, crisi di governo, dimissioni, Dini, Mastella, politica, Prodi, Tg1, Veltroni
Nel giorno della conta dei voti alla Camera, mentre Prodi era – a sorpresa – a colloquio con il Presidente della Repubblica, il Tg1, con il solito tempismo, apriva l’edizione delle 13 con la notizia di un fondamentale discorso commemorativo tenuto da Napolitano. La crisi era la seconda notizia.
Intanto si susseguono gli appelli a Prodi, anzi un appello solo: “vattene”. Berlusconi chiede le dimissioni senza passare dal Parlamento, pregustando elezioni anticipate con relativo risultato pigliatutto; Mastella, l’uomo della spallata che Berlusconi mai fu capace di dare, chiede le dimissioni senza passare dal Parlamento pregustando un governissimo istituzionalissimo e larghissimo, con una bella tavolatona imbandita in mezzo; Dini chiede le dimissioni senza passare dal Parlamento, scordandosi di essere quello che a Natale minacciò di abbandonare la maggioranza, poi cambiò idea, si rimise nei ranghi, aspettando che Mastella facesse il lavoro sporco; Veltroni tace, lasciando il cerino in mano a Prodi, con il terrore di dover andare a elezioni subito e rischiare di mettere la sua faccia ad un cappotto storico, e dunque augurandosi in cuor suo le dimissioni da bravo bambino da parte del Presidente del Consiglio e una soluzioni morbida in attesa di tempi migliori.
Sarà un caso che Prodi abbia platealmente escluso di dimettersi?
Wallace Henry Hartley
Superare il Sessantotto
Pubblicato Gennaio 2, 2008 che roba contessa Lascia un commentoTags: politica, Sessantotto, Tg1
Quando si dice lo scoop. Mentre in Pakistan la gente si scanna per le elezioni che dovrebbero avere corso, mentre in Kenia la gente si scanna per le elezioni che hanno appena avuto corso, e mentre in Italia la gente si scanna per festeggiare il nuovo anno a colpi di rivoltella, l’edizione delle 20 del Tg1 del 1° gennaio è riuscita ad “aprire” con il quarantennale del Sessantotto. Un lungo servizio con immagini d’epoca, accompagnate da musica ribelle e montaggio alla Mtv hanno ricordato a tutti – ebbene sì, qui sul ponte della nave ce n’eravamo completamente scordati – che il 2008 fa proprio rima con ‘68. Sembra proprio, dunque, che per l’ennesima volta dovremo sorbirci celebrazioni, autobiografie dei protagonisti e riflessioni acute del tipo “non ci sono più i giovani di una volta” per i prossimi dodici mesi.
Intendiamoci: anche mentre coliamo a picco, vogliamo chiarire che nulla abbiamo contro il Sessantotto in quanto categoria storica. Non dimentichiamo le conquiste di quegli anni, e soprattutto ringraziamo per tutta una serie di capolavori – nella musica, nella letteratura, nel cinema, nel teatro – figli di quel tempo.
Purtroppo, però, il Sessantotto ci ha lasciato in eredità dei fardelli veri e propri. La retorica, ad esempio, proprio quella che il Tg1 ha mostrato in tutta la sua prosopopea. Solitamente, a ogni decennale, quelli che parlano del Sessantotto e di quanto fu necessario che i figli si ribellassero ai padri, sono gli stessi protagonisti che a distanza di quarant’anni dirigono paciosamente giornali, siedono in qualche consiglio di amministrazione, danno il loro contributo alla gestione della cosa pubblica, e quasi mai con le stesse opinioni o la stessa visione del mondo di quando avevano quarant’anni di meno.
Ogni dieci anni ci tocca insomma questa punizione: ascoltare qualche bel tomo che spiega quanto erano bravi a fare i ribelli loro, criticando le nuove generazioni, incapaci di muovere un dito per incidere sulla realtà. Salvo poi sguizagliargli dietro tonfa e lacrimogeni quando a qualcuno passa per la testa di farlo.
Wallace Henry Hartley


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