Superare il Sessantotto

di Wallace Henry Hartley

Quando si dice lo scoop. Mentre in Pakistan la gente si scanna per le elezioni che dovrebbero avere corso, mentre in Kenia la gente si scanna per le elezioni che hanno appena avuto corso, e mentre in Italia la gente si scanna per festeggiare il nuovo anno a colpi di rivoltella, l’edizione delle 20 del Tg1 del 1° gennaio è riuscita ad “aprire” con il quarantennale del Sessantotto. Un lungo servizio con immagini d’epoca, accompagnate da musica ribelle e montaggio alla Mtv hanno ricordato a tutti – ebbene sì, qui sul ponte della nave ce n’eravamo completamente scordati – che il 2008 fa proprio rima con ’68. Sembra proprio, dunque, che per l’ennesima volta dovremo sorbirci celebrazioni, autobiografie dei protagonisti e riflessioni acute del tipo “non ci sono più i giovani di una volta” per i prossimi dodici mesi.

Intendiamoci: anche mentre coliamo a picco, vogliamo chiarire che nulla abbiamo contro il Sessantotto in quanto categoria storica. Non dimentichiamo le conquiste di quegli anni, e soprattutto ringraziamo per tutta una serie di capolavori – nella musica, nella letteratura, nel cinema, nel teatro – figli di quel tempo.

Purtroppo, però, il Sessantotto ci ha lasciato in eredità dei fardelli veri e propri. La retorica, ad esempio, proprio quella che il Tg1 ha mostrato in tutta la sua prosopopea. Solitamente, a ogni decennale, quelli che parlano del Sessantotto e di quanto fu necessario che i figli si ribellassero ai padri, sono gli stessi protagonisti che a distanza di quarant’anni dirigono paciosamente giornali, siedono in qualche consiglio di amministrazione, danno il loro contributo alla gestione della cosa pubblica, e quasi mai con le stesse opinioni o la stessa visione del mondo di quando avevano quarant’anni di meno.

Ogni dieci anni ci tocca insomma questa punizione: ascoltare qualche bel tomo che spiega quanto erano bravi a fare i ribelli loro, criticando le nuove generazioni, incapaci di muovere un dito per incidere sulla realtà. Salvo poi sguizagliargli dietro tonfa e lacrimogeni quando a qualcuno passa per la testa di farlo.

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