Prodi, il dispettoso

di Wallace Henry Hartley

Nel giorno della conta dei voti alla Camera, mentre Prodi era – a sorpresa – a colloquio con il Presidente della Repubblica, il Tg1, con il solito tempismo, apriva l’edizione delle 13 con la notizia di un fondamentale discorso commemorativo tenuto da Napolitano. La crisi era la seconda notizia.

Intanto si susseguono gli appelli a Prodi, anzi un appello solo: “vattene”. Berlusconi chiede le dimissioni senza passare dal Parlamento, pregustando elezioni anticipate con relativo risultato pigliatutto; Mastella, l’uomo della spallata che Berlusconi mai fu capace di dare, chiede le dimissioni senza passare dal Parlamento pregustando un governissimo istituzionalissimo e larghissimo, con una bella tavolatona imbandita in mezzo; Dini chiede le dimissioni senza passare dal Parlamento, scordandosi di essere quello che a Natale minacciò di abbandonare la maggioranza, poi cambiò idea, si rimise nei ranghi, aspettando che Mastella facesse il lavoro sporco; Veltroni tace, lasciando il cerino in mano a Prodi, con il terrore di dover andare a elezioni subito e rischiare di mettere la sua faccia ad un cappotto storico, e dunque augurandosi in cuor suo le dimissioni da bravo bambino da parte del Presidente del Consiglio e una soluzioni morbida in attesa di tempi migliori.

Sarà un caso che Prodi abbia platealmente escluso di dimettersi?

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