Allevato dal Kgb, ora ai vertici dei servizi segreti Nato

di Wallace Henry Hartley

Mentre qui ci gingilliamo con Marini, Berluschini e Veltrini, nel resto del mondo accadono cose. E non ce ne accorgiamo, soprattutto perché non se ne accorgono i giornali italiani.

Racconta l’International Herald Tribune che il nuovo numero uno dei servizi segreti ungheresi, Sandor Laborc, è diventato capo del comitato per l’intelligence della Nato. Piccolo particolare: Sandor Laborc ha frequentato per sei anni, durante gli ancora sovietici anni ’80, l’accademia del Kgb a Mosca. La cosa divertente, come fa notare il giornale francese Les Temps, è che alla Nato non ne sapevano nulla, visto che il piccolo particolare era stato omesso dal curriculum vitae di Laborc. La sua nomina in seno alla Nato, peraltro, era già stata osteggiata dalla Commissione per la sicurezza nazionale ungherese, scavalcata senza tanti complimenti dal primo ministro di Budapest, Ferenc Gyurcsany, un «ex comunista diventato milionario» molto vicino a Putin, secondo Les Temps.

Ora la diplomazia internazionale è in allarme: la Commissione presieduta da Laborc è infatti incaricata di analizzare e condividere le informazioni fornite dai rispettivi capi dei servizi segreti degli Stati aderenti alla Nato. Secondo un anonimo esponente del Patto Atlantico, la nomina di Laborc renderà gli Stati membri molto più reticenti, considerato che già nel recente passato – con l’ingresso degli stati dell’ex Patto di Varsavia – vi erano state fughe di notizie importanti. Un rappresentante di uno stato occidentale sostiene ad esempio che «ogni informazione data alla Bulgaria va direttamente a Mosca», così come esistono pesanti sospetti sulla Grecia, visto che durante il 1999, in pieno conflitto contro la Serbia, Atene avrebbe fornito a Belgrado informazioni sui piani d’attacco della Nato.

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