Ma non hanno altro da fare?

di Wallace Henry Hartley

Spiace tornare a parlare di un tema delicato come quello dell’aborto ma, come dice Gilioli sul suo blog, stiamo precipitando nel Medioevo: le cronache di oggi parlano di un’irruzione in ospedale a Napoli da parte di agenti in divisa durante una interruzione di gravidanza. Se ne può avere no021307_113.giftizia, tra i tanti giornali, qui e qui.

Lo sconcerto non è solo nell’avvenimento in sé, ma nei particolari. I quali, messi uno vicino all’altro, fanno apparire il nostro paese oramai più vicino al vituperato Iran che non ad una democrazia occidentale: una signora di 39 anni, alla ventunesima settimana di gravidanza, subisce (ripetiamo: subisce, non perpetra, caro Ferrara, è la lingua italiana) un aborto dopo aver accertato che il feto soffriva della sindrome di Klineferter, un’anomalia cromosomica che porta a gravi rischi di deficit mentali per il nascituro; dopo venti minuti dall’intervento fanno irruzione in corsia sette agenti di polizia, senza mandato secondo quanto afferma l’Unione delle Donne Italiane, e a seguito di una denuncia anonima; gli agenti interrogano la donna e pure la degente vicina di letto; chiedono se l’aborto è avvenuto dietro pagamento; acquiscono la cartella clinica; sequestrano il feto. Tutto questo per un presunto reato di “feticidio”. Il primario del reparto di Ostetricia ove l’irruzione è avvenuta, che secondo il Corriere della Sera è pure obiettore di coscienza, al contrario garantisce che tutto è avvenuto nel rispetto della legge.

Una domanda: una denuncia per procurato allarme contro chi ha allertato le forze dell’ordine non sarebbe il minimo? Ah già: era un anonimo.

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