La mia banca è indifferente(*)

di Wallace Henry Hartley

“I contratti si fanno in due”, dicono i saggi. I quali, però, evidentemente non hanno un conto corrente bancario.

Una persona a noi cara ha ricevuto, nei giorni scorsi, una simpatica letterina dall’istituto di credito al quale presta i soldi (eh sì, cari amici, mica siamo semplici clienti: a questi qui noi prestiamo i soldi avendone indietro un interesse ridicolo. Quando poi glieli chiediamo noi, in prestito, sono dolori. Ma questo è un’altro discorso).

In ricordo di un grande vignettista che ci manca tanto

La letterina, dicevamo, si presenta timida come una semplice comunicazione relativa al contratto di conto corrente. Alla riga successiva però c’è il primo inghippo: si tratta di una “proposta di modifica unilaterale del contratto”. Unilaterale? Unilaterale. Il nobile istituto di credito, unilateralmente, propone (propone?) di modificare alcune condizioni: si tratta di aumento di spese per “x”, per “y”, per “z” e poi anche per “k” e “w”. Insomma, c’è da spendere di più e basta, visto che non c’è traccia di un eventuale aumento, anche simbolico (tipo lo 0,00000000000000001%), dell’interesse per l’intestatario del conto corrente.

Vabbé è una proposta, pensiamo. Peccato che le modifiche contrattuali saranno considerate approvate a prescindere, a meno che il cliente non decida di recedere il contratto stesso. E andarsene affanculo, pidocchioso che non è altro.

Non c’è scritta, quest’ultima cosa, ma guardando bene sotto la firma del superdirettore della banca, si intravede chiaramente.

Wallace Henry Hartley

(*)Il titolo è una citazione da Ficarra e Picone
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