Blogbabel Vs. PaulTheWineGuy: diritti in rete

di Wallace Henry Hartley

Premessa: ci scusiamo con la gentile utenza, non avremmo mai pensato di mandare un messaggio in bottiglia sul metablogghismo, ma questa volta facciamo uno strappo alla regola.

Dunque, è successo questo: PaulTheWineGuy, blogghista e tumblrista (dio ci scampi per codesti neologismi) che già aveva messo di fronte alle proprie responsabilità il Corriere della Sera – reo di aver linkato senza citare la fonte alcuni suoi lavori – ha chiesto, per motivi che ci sfuggono e che non sono comunque affar nostro, a Blogbabel, sito specializzato in raccolta e statistiche aggregate di blog italiani, di essere eliminato dai blog da loro aggregati. Blogbabel ha risposto che non si può; PaulTheWineGuy (ma anche Napolux) ha ritenuto questa impossibilità del tutto impossibile. Dopo una schermaglia in punta di fioretto, si è arrivati al punto in cui Paul ha ricordato l’esistenza delle Creative Commons; al che quelli di Blogbabel hanno reagito chiedendo se voleva arrivare a far loro causa in Tribunale. Paul ha risposto di no. Blogbabel si è allarmata per la minaccia di mettere in campo gli avvocati. Paul ha ribadito che non ha intenzione di arrivare a ciò. Blogbabel ha mandato affanculo tutti, ha chiuso il sito (temporaneamente?) spiegando che quell’arrogante testa calda di Paul vuole trascinarli in Tribunale e che, insomma, i blogghers italiani sono dei mentecatti, alla fin fine. Tutta l’epopea la potete leggere, dalle parole dei diretti interessati, qui.

A prescindere dal livello della discussione, pensiamo – molto modestamente – che la contesa sia tutt’altro che stupida. La società della rete è ancora in fase embrionale, nonostante ormai da anni si parli di “autostrade dell’informazione”, “blogosfera” e altre amenità. Ciò significa che diritti e doveri, spesso, stanno in un’area grigia in cui le stesse legislazioni entrano in difficoltà. A nostro avviso, PaulTheWineGuy non è un “povero scemo” e nemmeno si è guadagnato il titolo di “bloggher più pirla d’Italia”, come qualcuno gli ha scritto direttamente sul suo sito. E’ solo un signore che pone un problema e che non riceve alcuna risposta. Tanto per capirci: in giurisprudenza esiste il diritto all’oblìo, che si traduce nel fatto che se io ho commesso un omicidio, dopo aver scontato la mia pena ho diritto a non essere più bollato come omicida. Non si capisce perchè in rete le mie tracce debbano invece restare in maniera permanente.

E non si capisce perché questa contesa debba essere bollata come semplice “litigio da riunione di condominio”: quando un fatto analogo avvenne per Facebook, si aprì un interessantissimo dibattito su pubblicità, privacy e “diritto al non esserci”. Se l’argomento interessa leggetevi questo: vedrete la vicenda di PaulTheWineGuy Vs. Blogbabel sotto una luce diversa.

PS: Non è per fare gli apocalittici (per quanto ci piaccia molto farlo), ma nessuno di noi è in grado di sapere cosa sarà internet tra trent’anni. Considerate le potenzialità che la rete ha, soprattutto come moderno Panopticon, il diritto di entrare e uscire dai nodi della rete non è affatto una quisquilia.

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