Il suicidio della sinistra

di Wallace Henry Hartley

Racconteremo, per una volta, un episodio autobiografico e assolutamente veritiero.

Era il 1997 e a Reggio Emilia gli U2 avrebbero suonato all’aeroporto davanti a 150 mila persone. Un mega evento organizzato nell’ambito della maxi Festa dell’Unità in corso in quei giorni. Noi, con alcuni amici, armati di biglietto – pagato a carissimo prezzo, sia detto – scendemmo a Reggio Emilia partendo dal nord-ovest più nord-ovest d’Italia, praticamente dalle pendici delle Alpi.

La sera prima del concerto decidemmo di fare un giro in questa mastodontica Festa dell’Unità, che tra stand gastronomici di ogni genere e gazebo dai mille colori pareva la convention di Forza Italia. Decidemmo di infilarci in un tendone che ospitava un “ristorante tipico”, con i camerieri, i bicchieri in vetro e prezzi da ristorante tipico. Dopo cinque minuti entrò nello stesso tendone un nugolo di persone: in mezzo a queste, Fausto Bertinotti, reduce dal comizio talk-show, riverito e coccolato come si confà al leader del partito che allora teneva in piedi il primo governo Prodi. Prima sorpresa: Bertinotti si siede al tavolo, e vicino a lui si siede Bruno Vespa. “Vabbé – pensiamo – la cortesia e l’educazione sono indispensabili in politica”. Però questi due se la ridevano e se la spassavano come due vecchi amiconi. “Vabbé – pensiamo – in fin dei conti avranno un po’ di confidenza reciproca”. Poi, l’idea, tra i fumi del Sangiovese scorso a fiotti nei nostri bicchieri: andiamo a stringere la mano al compagno Fausto, così, anche solo per vedere l’effetto che fa. In fondo lui è di Rifondazione Comunista, sarà mica così spocchioso da non volerci salutare solo perchè è a cena con Bruno Vespa. Ci alziamo in due, e con calma ci avviciniamo un po’ timorosi verso il tavolo di Bertinotti. A metà strada ci si parano davanti due bodyguard: “Dove andate? Cosa volete? Non si può. Non vedete che disturbate?”. Ah! Resi consapevoli, siamo tornati indietro, ci abbiamo ripensato, abbiamo guardato Bertinotti e Vespa tubare amorevolmente, e abbiamo tirato giù qualche madonna. Dopo venti minuti, per sfogare la rabbia, abbiamo tirato giù un programma per un nuovo partito che, al primo punto, proponesse la secessione dell’Alpinia dall’Italia e pure dalla Padania.

PS: Ieri sera, quando i risultati stavano descrivendo l’annichilimento della Sinistra Arcobaleno, ho udito Fausto Bertinotti ospite da Bruno Vespa. Alla domanda sulle ragioni di tale massacro, l’ex presidente della Camera ha farfugliato qualcosa di incomprensibile. Vespa lo ha congedato promettendogli: “Anche se non siete più in Parlamento, caro Bertinotti, le porte di questo nostro salotto saranno sempre aperte per una forza politica che rappresenta una parte importante del nostro paese”. A quel punto abbiamo messo le scarpe e siamo usciti di casa.

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