Università 2008 – Lavori? Allora non puoi dare l’esame

di Wallace Henry Hartley

Art. 1 della Costituzione: L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Questa è la storia di Eleonora Ferrarese, una ragazza al terzo anno di Ingegneria delle Telecomunicazioni al Politecnico di Torino. Eleonora studia e lavora contemporaneamente, ma nonostante ciò ha già sostenuto 36 esami, gliene mancano quattro e ha già in mano il titolo della tesi. Dovremmo farle i complimenti, se non fosse che il corso di studi di Eleonora si è bloccato a causa di un docente che non vuole farle sostenere uno degli esami mancanti. Motivo? Per dare l’esame bisogna aver frequentato il corso. «Visto che non ha seguito le lezioni – avrebbe affermato l’illuminato professore universitario – la ragazza ha di fatto scelto tra studio e lavoro, dunque non può sostenere l’esame come i frequentanti». Insomma, secondo il signore in questione, il diritto al lavoro e il diritto allo studio sono incompatibili, perché si sa che chi è assetato di sapere non ha bisogno di mangiare.

A parte il fatto che al Politecnico, a quanto pare, la frequenza non venga attestata in nessun modo; a parte il fatto che il docente, a un certo punto, si sia trincerato nel silenzio e non abbia più risposto alle mail della ragazza, che chiedeva semplicemente di conoscere la bibliografia necessaria per sostenere l’esame non avendo assistito alle lezioni; a parte anche il fatto che il cattedratico, simpaticamente e solo dopo le pressioni del Preside, abbia suggerito a Eleonora di studiare una serie di elefantiaci siti internet come quello del Centro Nazionale per l’Informatica nella pubblica amministrazione o del Garante della Privacy, senza specificare cosa esattamente. Ma colpisce il fatto che Eleonora racconti che, quando ha incontrato il docente, «la prima domanda sia stata sul mio lavoro e alla mia risposta ha storto il naso». Eleonora lavora in un’agenzia di moda.

Non per essere maliziosi, caro professore: ma abbiamo il sospetto che se Eleonora avesse lavorato, chessò, alla Fiat, alla Telecom, o in qualsiasi azienda “politecnica”, l’esame sarebbe stato sostenuto senza tanti drammi. Ma un’agenzia di moda! Ossignùr! Un’ingegnera così frivola, nel 2008, non si può ancora digerire. Vero professore?

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