Georgia nel sangue – Come nasce una guerra

di Wallace Henry Hartley

Visto che internet è una banca dati ineasuribile e permanente, cerchiamo di farne buon uso e ricapitolare un po’ quello che sta succedendo in Georgia, tentando di capire da dove origina il conflitto. Le informazioni sotto riportate sono state riprese da Peacereporter.

15 novembre 2006
Votazioni organizzate dalle autorità dell’autoproclamata Repubblica dell’Ossezia del Sud (riconosciuta solo dalla Russia) si sono svolte  nei villaggi sotto il loro controllo, ovvero quelli a maggioranza osseta. Si votava per un referendum sull’indipendenza dalla Georgia e per l’elezione del nuovo “presidente della repubblica”. Stati Uniti, Nato e Unione europea hanno disconosciuto e criticato il voto. Per la Russia invece, che sostiene apertamente i separatisti osseti e si richiama al precedente del Kosovo, i risultati di queste elezioni non possono essere ignorati. Parallelamente alle elezioni indipendentiste, il governo di Tbilisi ha organizzato un voto alternativo nei villaggi sud-osseti sotto il suo controllo, ovvero quelli a maggioranza georgiana. Qui si è votato per un referendum alternativo e per l’elezione di un presidente alternativo. Il risultato è stato la vittoria schiacciante dei “sì” a un’Ossezia del Sud integrata con la Georgia e l’elezione di Dimitri Sanakoev come “presidente alternativo” riconosciuto dal governo georgiano. I georgiani possono contare sul pieno sostegno politico e militare degli Stati Uniti e della Nato. Secondo gli analisti, Washington contende a Mosca l’egemonia del Caucaso meridionale, regione attraversata dalle rotte del petrolio e del gas del Mar Caspio e porta settentrionale del Medio Oriente a ridosso dell’Iran.

12 marzo 2007
Bombardati villaggi georgiani in Abkazia. La Georgia ha immediatamente accusato l’aviazione russa e le autorità separatiste abkhaze. Da entrambi i fronti sono arrivate secche smentite.

25 maggio 2007
Si torna a sparare in Ossezia del Sud. Violenti scontri armati dopo la creazione di un governo unionista nella regione separatista. Quindici giorni prima il giovane politico sud-osseto Sanakoev (ex-combattente nella guerra di secessione del ’91, successivamente ministro della Difesa e premier del governo indipendentista dell’Ossezia del Sud, recentemente convertitosi all’irredentismo georgiano) era stato ufficialmente nominato capo della “Amministrazione Provvisoria dell’Ossezia del Sud” dal presidente georgiano Mikheil Saakashvili. La risposta delle autorità separatiste era stata immediata. Il giorno dopo, i villaggi georgiani della regione sono stati sigillati con decine di posti di blocco della polizia sud-osseta con l’ordine di fermare tutti coloro privi di passaporto sud-osseto o russo. Negli stessi giorni, la Georgia ha iniziato ad ammassare forze speciali nella regione e a fortificare le sue postazioni nei villaggi georgiani attorno a Tskhinvali. Dopo giorni di sporadici incidenti, la tensione è esplosa la notte tra il 19 e il 20 maggio con un violento scontro armato tra forze georgiane e ossete, con scambi d’artiglieria che hanno provocato diversi feriti e ingenti danni ad abitazioni civili sia nella periferia della capitale Tskhinvali che nei villaggi georgiani di Ergneti e Kvemo Nikozi. Come al solito, le due parti si accusano reciprocamente di aver sparato il primo colpo.

7 novembre 2007
Opposizione in piazza in Georgia. La polizia usa le maniere forti. A Tbilisi la polizia usa la forza contro i contestatori di Saakashvili: botte e arresti. Il presidente georgiano, Mikail Saakashvili, impone lo stato d’emergenza nella capitale Tbilisi e annuncia l’espulsione di alcuni diplomatici russi. Il giorno dopo Saakashvili annuncia elezioni anticipate per ottenere “un chiaro mandato per fronteggiare tutte le minacce straniere, i tentativi di destabilizzazione, le pressioni esterne sulla Georgia e i tentativi di annessione di territori georgiani”. Saakashvili accusa la Russia di aver sobillato le proteste dell’opposizione attraverso i suoi diplomatici nel tentativo di rovesciare il governo di Tbilisi.

7 gennaio 2008
Si svolgono le elezioni anticipate. Saakashvili viene confermato presidente al primo turno. Le opposizioni scendono in piazza. La Russia contesta la regolarità del voto.

13 febbraio 2008
Badri Patarkatsishvili, magnate georgiano candidato alle ultime presidenziali e accusato di aver organizzato un complotto contro il presidente Saakashvili, muore a Londra, apparentemente di infarto. Aveva 52 anni. Scotland Yard annuncia l’apertura di una inchiesta. “Come in ogni evento di morte inattesa, questo caso verrà trattato come evento sospettoso”, ha detto un portavoce della polizia britannica.

16 aprile 2008
Il ministero degli Esteri russo rende noto che, per decisione del presidente Vladimir Putin, la Russia rafforzerà i rapporti con Ossezia del Sud ed Abkhazia, le due regioni separatiste della Georgia autogovernatesi dal 1991 ad oggi. La mossa suscita forti reazioni a Tblisi, dove il presidente Mikhail Saakashvili ha convocato una riunione d’emergenza del consiglio di sicurezza nazionale.

22 aprile 2008
Il governo georgiano pubblica un video che testimonia l’abbattimento di un aereo-spia georgiano da parte di un caccia militare russo sui cieli della contesa regione dell’Abkhazia. Il presidente georgiano Mikheil Saakashvili accusa la Russia di “un atto di aggressione non provocato”, richiedendo una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Il presidente russo Vladimir Putin risponde affermando che i sempre più frequenti voli di aerei-spia georgiani sulla zona di conflitto “violano gli accordi di Mosca del 1994 sul cessate il fuoco e provocano un’ escalation della tensione”.

29 aprile 2008
Mosca denuncia prepartivi georgiani per attacco in Abkazia e schiera più truppe.

23 maggio 2008
Elezioni parlamentari in Georgia. Trionfo di Saakashvili

4 luglio 2008
Alta tensione in Ossezia del sud, repubblica separatista filorussa della Georgia. Dopo una serie di scontri a fuoco, questa mattina, che hanno causato la morte di due persone, un portavoce del governo dell’Ossezia del sud ha annunciato la mobilitazione generale dell’esercito: “se i bombardamenti di Tblisi riprenderanno, l’Ossezia del Sud risponderà con le armi pesanti”. L’Ossezia del sud e l’Abkhazia mantengono un filo diretto con Mosca, che mantiene in entrambe le zone i suoi peacekeeper.
Nella stessa giornata i mortai e i lanciagranate georgiani bombardano la capitale separatista Tskhinvali.

10 luglio 2008
Evacuati tutti i bambini dell’Ossezia del Sud per timore di un nuovo conflitto. Il governo georgiano dispone il trasferimento di centinaia di bambini che vivono nelle enclavi georgiane di Kurta, Erdevi, Nuli e Tamarasheni. Altrettanto hanno fatto le autorità separatiste, spedendo i bambini osseti in Russia o in Abkhazia – dove, tra l’altro, ieri ci sono stati scontri armati nella Gola di Kodori con diversi feriti.

18 luglio 2008
I separatisti abkhazi respingono il piano di pace tedesco.

22 luglio 2008
Il Consiglio di Sicurezza Onu non raggiunge alcuna conclusione in merito all’incursione degli aerei militari di Mosca, avvenuta all’inizio del mese nello spazio aereo georgiano, sopra i cieli dell’Ossezia del Sud. Alla fine della seduta, la Russia accusa il Consiglio di Sicurezza di avere posizioni di parte a favore di Tbilisi.

30 luglio 2008
Mosca richiama i suoi 400 soldati del genio impegnati in Abkhazia nella riparazione di ferrovie, tunnel e ponti. Con il ritiro delle sue truppe, la Russia sembra alleggerire la tensione politica nell’area del Mar Nero.

Giovedì 7 agosto 2008
Giornata di scontri e bombardamenti in Ossezia del Sud che provocano decine di feriti e costringono la popolazione osseta a nuovi sfollamenti. Le accuse sono, come sempre, reciproche: Tbilisi dichiara di aver reagito al fuoco dei ribelli, che sostiene essere appoggiati e armati da Mosca.
In serata il presidente georgiano Michail Saakashvili annuncia un immediato cessate il fuoco, durante il quale viene rilanciata ai ribelli la proposta di un “avvio immediato dei colloqui” e una “piena autonomia” della regione separatista.

Venerdì 8 agosto 2008
Il mondo intero è distratto dall’apertura delle Olimpiadi.
La situazione nell’area caucasica precipita inspiegabilmente: le forze georgiane, accusate da giorni di ammassare migliaia di truppe e mezzi blindati al confine per sferrare un attacco su larga scala, bombardano alcuni villaggi e carri armati penetrano nella capitale Tskhinvali, distruggendo l’ospedale e l’università.
L’offensiva georgiana viene giustificata dal fatto che “stanno giungendo in loco reparti di volontari dalla Russia e siamo stati costretti a ristabilire l’ordine costituzionale” e parte all’alba.  Le ritorsioni promesse da Putin nel primo pomeriggio si concretizzano con raid aerei russi contro una base militare a 25 chilometri da Tbilisi e con l’ingresso di carri armati nella capitale sud-osseta Tskhinvali, semi-distrutta dai georgiani. Le forze sud-ossete riprendono il controllo della capitale.
Il giorno successivo raid aerei russi devastano il porto georgiano di Poti, oltre a colpire postazioni militari nella città di Gori.

E’ guerra.

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