Domenica aspettando il golpe

di Wallace Henry Hartley

E’ meglio ricapitolare, altrimenti sfugge qualcosa.

C’è una sentenza che è stata sottoscritta dalla Corte Costituzionale, dalla Cassazione e da una Corte d’Appello.

Il Governo non solo contesta la sentenza (atto già poco rituale di per sé), ma decide addirittura di scavalcarla intervenendo legislativamente.

Non con un semplice disegno di legge: il Governo preferisce usare lo strumento del decreto legge, per abbreviare i tempi e avere effetto immediato.

Oltre ad aprire uno scontro istituzionale con la Magistratura, tutto ciò provoca la reazione anche del Presidente della Repubblica, che annuncia il suo rifiuto a firmare il decreto denunciandone l’incostituzionalità.

Il Governo risponde con un sostanziale “me ne frego”: contesta il Presidente della Repubblica e controannuncia il ricorso al semplice disegno di legge, forzando – con raro disprezzo del Parlamento – le Presidenze di Camera e Senato perché stravolgano il calendario dei lavori e facciano approvare il ddl nel minor tempo possibile.

Non contento, il Governo – nella persona del suo Presidente del Consiglio – attacca direttamente la Costituzione (a cui peraltro ha giurato fedeltà al momento dell’elezione) definendola “filo sovietica” e quindi da cambiare. Mica in senso presidenzialista, anzi: “Si vogliono attribuire dei poteri – spiega lo stesso Presidente del Consiglio – che secondo l’interpretazione mia e del Governo non sono del Capo dello Stato ma semmai spettano al Governo”.

Rassicurante.

…………

PS: Se la ricostruzione sembrasse esagerata, si tenga conto che ci sarebbe da dire anche a proposito del disprezzo dimostrato dal Governo rispetto ad una sentenza del Tribunale Amministrativo, con minacce e ispezioni contro chi ha tentato di applicarla.

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