Discriminazioni e scelte politiche: tu quoque, YouTube?

di Wallace Henry Hartley

Sei un giovane creativo cubano, iraniano o birmano e il tuo lavoro è impossibile da svolgere nel tuo paese, notoriamente poco incline alla libertà di pensiero? Bene: non sarà il democratico mondo del web a darti una mano.

YouTube organizza un concorso per giovani videomakers: bisogna mandare un breve video, realizzato con qualsiasi strumento (compresi telefonino, telecamera hd, animazione), uno spot per un’associazione no profit di fama internazionale, la cui identità verrà tenuta nascosta fino al prossimo 15 maggio, giorno in cui si aprirà il contest. Il vincitore avrà diritto ad un viaggio a Cannes, dove andrà a far parte del team YouTube per l’edizione 2009 della Young Lions Film Competition nell’ambito del festival del cinema.

Tuttavia.

Il regolamento contiene questa restrizione: “This Contest is not open to residents of Cuba, Iran, Syria, North Korea, Sudan, Zimbabwe, Myanmar (Burma) and any other U.S. sanctioned country“. Per chi non è anglofono: “Questo concorso non è aperto ai residenti di Cuba, Iran, Siria, Nord Corea, Sudan, Zimbabwe, Birmania e ogni altra nazione sotto sanzioni da parte degli Stati Uniti”.

“Broadcast yourself” è il motto di YouTube. Ma, a quanto pare, c’è chi può e chi no. Perché?

Annunci