Mistero Boffo – La doppia morale del culo

di Wallace Henry Hartley

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Io so' io, e voi nun siete un cazzo.
Alberto Sordi nei panni del Marchese del Grillo (1981)

Il culo delle donne non fa scandalo, quello di un uomo sì. Per il primo, si diventa Superman. Per il secondo ci si dimette. La sceneggiatura vanziniana che racconta la deriva di un Italia deprimente è arrivata a questo punto.

Oggi il direttore del giornale dei vescovi Avvenire, Dino Boffo, ha annunciato il suo addio. Lascia la guida del quotidiano dopo le raffiche sventagliategli addosso dal giornale che, per ricordare di essere davvero tale, si chiama proprio Il Giornale. La colpa di Boffo? Essere in odore di omosessualità. Il vangelo secondo Feltri recita la stessa massima che quindici anni fa rappresentò l’autodifesa del rinobilitando Bettino Craxi (“Se sono colpevole io, lo sono tutti”) e che è la perversione delle parole di Gesù Cristo: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”.

Ecco, la linea del giornale chiamato Il Giornale è sostanzialmente questa: Berlusconi non è un santo, per sua stessa ammissione; ma in fondo, chi si può definire tale? Un concetto aristotelicamente perfetto, se non fosse che porta ad un inevitabile livellamento verso il basso. L’agone politico, infatti, non si misura più secondo un principio di virtù, grazie al quale dovrebbe emergere il migliore, ma secondo l’italianissimo principio del “meno peggio”, in cui chiunque di noi può tranquillamente affermare: sì, sono una grande merda umana, ma non sono certo peggio di tutti voi.

Berlusconi è indicato come utilizzatore finale di prostitute d’alto bordo? Beh, Ezio Mauro non paga le tasse, De Benedetti si è fatto la cittadinanza svizzera e Boffo… Boffo… beh, Boffo, ha l’amante, che forse non è un’amante ma un amante, senza apostrofo. Insomma: è frocio. Ecco, qui sembra essere il problema. L’amante, in fin dei conti, ce l’hanno tutti, secondo il principio di cui sopra, e il primo che non può fare il cherubino su questo punto è proprio Berlusconi, scaricato dalla moglie per sua stessa ammissione cornuta. Perchè quindi Boffo fa scandalo? Perché “attenzionato” per supposte frequentazioni omosessuali. Questo è il vero scandalo, secondo Feltri. Una bella conquista, nei giorni in cui registrano un picco le aggressioni, anche fisiche, a persone gay in Italia.

Ne consegue, scusatemi tanto, una doppia morale del culo. Farlo a escort e starlette è da machi ammirevoli (memorabili le parole di Paolo Guzzanti, che parla di “rapporti anali non graditi, ore e ore di tormenti in attesa di una erezione che non fa capolino, discussioni sul prossimo set, consigli fra donne su come abbreviare i tormenti di una permanenza orizzontale pagata come pedaggio”), farlo tra uomini è il peggiore degli scandali. Con il risultato che Superman Berlusconi, indicato come utilizzatore finale di un giro di prostituzione organizzato da personaggi che vengono accostati anche a giri di coca, non si muove dal suo scranno, mentre Boffo, che nel peggiore dei casi aveva un amichetto, deve lasciare il giornale che dirigeva. Curioso che la dinamica sia la stessa che permea la Mafia siciliana, dove tutto è ammesso tranne essere ricchioni.

Negli ultimi mesi, dopo il ciclone Noemi, il sospetto di frequentazioni di minorenni, la bufera D’Addario e tutto il resto, molti in Italia hanno schifiltosamente preso le distanze da quello che hanno definito “mero gossip”, accusando Repubblica e compagnia di attentare alle istituzioni a colpi di Novella 2000. Ciò che sta accadendo, tuttavia, pare altra cosa. Siamo di fronte al declino dell’impero romano, a Caligola che nomina senatore il suo cavallo, al potere che si pasce mollemente tra orge, cene e feste, al Viagra eletto a lubrificante dell’amministrazione. Come ai tempi dell’impero romano, chi non è d’accordo deve essere eliminato, in primis chi fa informazione sgradita.

Sappiamo come andò a finire la Roma imperiale. L’unica speranza è che anche ai nostri giorni arrivino i barbari a spazzare via tutto. Faranno un po’ di casino e non sarà indolore, ma dopo il Medio Evo dovrà pur arrivare il Rinascimento.

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