Polonia. Ritrovata la scritta simbolo di Auschwitz: cinque arresti per furto – SdbS.SELEZIONE DI BRANI SCELTI

di Wallace Henry Hartley

Polonia. Ritrovata la scritta simbolo di Auschwitz: cinque arresti per furto – Il Gazzettino.

L’insegna “Arbeit macht frei”
era sparita all’alba di venerdì
http://rhapsodyinbooks.files.wordpress.com/2008/10/arbeit_macht_frei_lg.jpg
È stata rotta in tre parti,
sospetti su un gruppo neonazista

VARSAVIA (21 dicembre) – È stata ritrovata la scritta “Arbeit macht frei” (Il lavoro rende liberi), il simbolo dell’Olocausto che campeggiava all’ingresso di Auschwitz e il cui furto all’alba di venerdì ha sollevato un’ondata di indignazione nel mondo intero. Lo ha reso noto in nottata la polizia polacca, precisando che i presunti ladri, cinque uomini, sono stati arrestati nel nord della Polonia.

Il pannello in ferro battuto, lun go cinque metri, è stato ritrovato spaccato in tre, secondo la televisione di Stato polacca. Il portavoce della polizia di Cracovia (Polonia meridionale), Dariusz Nowak, ha detto che i cinque arrestati hanno età comprese fra i 20 e i 39 anni e sono finiti in manette poco prima della mezzanotte. La scritta è stata ritrovata in un’abitazione privata, ha aggiunto. I cinque sono stati trasferiti a Cracovia per essere interrogati, secondo la tv.

Il movente della profanazione non è ancora chiaro, anche se la prima pista seguita dagli inquirenti dopo il furto – che è parso il frutto di un’accurata prepara zione – è stata quella dei neonazisti. Nel frattempo la scritta è stata sostituita con una copia e la polizia polacca ha offerto una ricompensa di 5.000 zloty (1.190 euro) per indicazioni utili alla cattura dei ladri. Il furto del simbolo della Shoah ha sollevato, a meno di un mese dalla Giornata mondiale della memoria, sdegno e condanna ovunque, in particolare in Israele e nella diaspora ebraica. Il museo di Auschwitz e diverse istituzioni hanno offerto una ricompensa pari a 30mila euro per potere ritrovare la scritta, che fu realizzata su ordine dei nazisti nel 1940 da un prigioniero polacco, il fabbro Jan Liwacz, schedato col numero di matricola 1010. L’uomo, che peraltro sopravvisse e alla fine della guerra reclamò la restituzione della sua opera.

Annunci