Lucido ritratto dalla Svezia: “Purtroppo l’Italia ha pure un’opposizione senza speranze. Perché il paese si meriterebbe un presidente del consiglio migliore”

di Wallace Henry Hartley

Il 13 luglio il Dagens Nyether – mi par di capire uno dei giornali più diffusi di Svezia, di ispirazione liberale – ha pubblicato un articolo sull’Italia. Il titolo è in italiano ed echeggia la scelta già fatta dall’Economist nel 2006: “Basta, Berlusconi”. Lo potete leggere nella sua versione originale qui. La traduzione che qui riporto è stata copiata e incollata da quella pubblicata sul blog Un paese che ancora non c’è (grazie).
Dagens Nyheter, 13 luglio. La politica italiana è ancora fondata in grande misura sulla corruzione. E la situazione non è destinata a cambiare, fintanto che Silvio Berlusconi resterà presidente del consiglio.
Silvio Berlusconi è abituato alle bufere. Ma quest’anno il Primo Ministro italiano non ha fatto in tempo ad uscire da una crisi prima che ne iniziasse un’altra. Per giovedì Berlusconi ha indetto un voto di fiducia al parlamento, ma nonostante i partiti di governo godano di un’ampia maggioranza, la vittoria non è scontata. La votazione, paradossalmente, riguarda una manovra di austerità economica a cui lo stesso Berlusconi all’inizio era contrario. Si è detto a lungo che l’Italia, sotto la sua saggia dirigenza, non fosse stata colpita dalla crisi finanziaria così duramente. È vero che il PIL è sceso più del 5% l’anno scorso in contemporanea all’aumento del deficit, ma è servita una lunga opera di persuasione da parte del ministro dell’economia per far sì che Berlusconi accettasse la manovra economica.
Quattro anni di stop all’aumento degli stipendi nel settore pubblico e la diminuzione dei contributi ai comuni non sono di certo provvedimenti popolari. Il sostegno a Berlusconi è in calo. Ma sono le crescenti fratture all’interno della coalizione di governo a rendere il voto di fiducia un thriller.
Il Popolo della Libertà, così si chiama il partito di Berlusconi, fu costituito quando la sua Forza Italia si unì al partito di destra di Gianfranco Fini. Attualmente i loro scontri sono sempre più pubblici. Fini sostiene che Berlusconi “confonde la leadership con la monarchia assoluta”, mentre la stampa appartenente a Berlusconi definisce Fini un membro dell’opposizione. La lotta tra Berlusconi e Fini è diventata particolarmente palese riguardo il ddl che l’opposizione chiama “legge bavaglio”. Berlusconi vuole in parte diminuire l’uso delle intercettazioni telefoniche e ambientali da parte di polizia e magistrati, e in parte proibire la pubblicazione delle derivanti informazioni prima dell’inizio dei processi. I giornali che pubblicassero le informazioni sulle intercettazioni andrebbero incontro a sanzioni salatissime.
C’è una ragione oggettiva per questa legge. L’Italia è il paese europeo che fa maggior uso delle intercettazioni. Nella giustizia c’è una lunga tradizione di fughe di notizie per influenzare i processi.
D’altro canto, la stampa ha ragione nel parlare di censura. In un paese in cui le indagini preliminari possono durare in eterno, si vedrebbe ridotta significativamente la possibilità di pubblicare notizie compromettenti su persone potenti. La polizia e la magistratura sostengono che la lotta alla mafia e alla corruzione verrebbe gravemente compromessa. Per la criminalità organizzata si farebbe un’eccezione alla regola, tuttavia è tramite le indagini per altri crimini che spesso la polizia arriva a rintracciare i crimini di mafia. Ed è qui che nascono i sospetti riguardo ai piani di Berlusconi. Durante i suoi tre mandati di governo, ha introdotto forzatamente innumerevoli volte delle leggi che lo proteggessero dalla persecuzione giudiziaria di cui sostiene di essere vittima. Le accuse di evasione fiscale e tangenti hanno colpito duramente lui così come i suoi ministri e i suoi stretti collaboratori. Di recente si sono dimessi altri due ministri a causa di legami con appalti truccati e corruzione. Berlusconi ha affermato che “c’è fin troppa libertà di stampa in Italia”, ed è palese che sia proprio la pubblicità su questi scandali che lui vuole evitare.
La manovra finanziaria sulla carta prevede pesanti tagli, ma nessun chiarimento della giungla legislativa di cui l’Italia avrebbe bisogno. Con Berlusconi è sempre stato così. Ha promesso grandi riforme del sistema pensionistico e altro, per poi metterle sempre da parte.
Berlusconi, semplicemente, non ne ha mai avuto il tempo. Già dall’inizio, la difesa del suo impero mediatico Fininvest è stata più importante di qualsiasi altra cosa. Poi si è concentrato nell’emanare leggi che gli permettessero di evitare diversi processi. Il governo di Berlusconi è impegnato principalmente nella difesa dello stesso.
Purtroppo l’Italia ha pure un’opposizione senza speranze. Perché il paese si meriterebbe un presidente del consiglio migliore.
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