Far finta di vivere in pace

di Wallace Henry Hartley

Morire in Afghanistan non fa nemmeno più audience. La notizia dell’attentato nel quale ha perso la vita il tenente Massimo Ranzani e sono rimasti feriti altri quattro soldati italiani ha aperto le home page dei giornali on line per qualche ora, in mattinata. Poi è stata fagocitata, dispersa tra le non-notizie del caso Gambirasio, le schermaglie tra Palazzo Chigi e Quirinale, con la solita spruzzata qua e là di mignotterie varie.

La buona notizia è che ci viene risparmiata la melensa ondata di retorica patriottarda da parte di istituzioni che sono use riempirsi la bocca di orgoglio nazionale quando nemmeno sono capaci di celebrare degnamente l’Unità d’Italia. Quella brutta è che il frullatore dell’informazione ci sta facendo perdere la cognizione della realtà trasformandola in reality, dove oltretutto i colpi di scena diventano abituali e non attirano più alcuna attenzione.

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La conferma che l’Afghanistan non fa più presa sul pubblico arriva dal massimo esperto italiano di teorie e tecniche della comunicazione di massa applicata, Silvio Berlusconi, che nel primo pomeriggio ha ammesso di nutrire dei dubbi sulla missione: “Ci chiediamo – titola l’AdnKronos con un virgolettato attribuito al Presidente del Consiglio – se i nostri sforzi servano”. Una novità. Nel solco della tradizione, invece, va il Pd, che non perde occasione per mostrare la sua mancanza di idee su qualsivoglia argomento: “E’ il momento del cordoglio, non delle polemiche”, dice Enrico Letta. La solita solfa per rimandare sine die la definizione di una posizione chiara.

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Intanto il meccanismo della rimozione va per la maggiore e le rivolte in Maghreb e Medio Oriente vengono relegate, nei giornali online italiani, in spazi sempre più ridotti ai minimi termini. Evidentemente sta passando l’idea che l’Italia sia una penisola che si affaccia sul Mare del Nord e non sul Mediterraneo.

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