La satira è morta, l’ha uccisa la realtà

di Wallace Henry Hartley

Nel 1978, in pieni anni di piombo, la rivista satirica Il Male cortocircuitò i meccanismi dell’informazione diffondendo una serie di prime pagine di quotidiani reali (Il Giorno, La Stampa, Paese Sera, ma anche il Giornale di Sicilia) manipolate con notizie del tutto false. E’ diventato leggendario l’exploit raggiunto con lo «scoop» secondo cui a capo delle Brigate Rosse c’era nientemeno che Ugo Tognazzi, il quale peraltro si era prestato al gioco. Non c’è niente da ridere: in molti ci cascarono e, come ricorda il Corsera, «il buon Ugo passò ore difficili» a causa della vicenda.

Questa mattina, nel solito pellegrinaggio tra le notizie del giorno, mi sono imbattuto in questa, di cui riporto testuale il titolo: «Giustizia – Iva Zanicchi annuncia: il 3 aprile Pdl in piazza contro Pm». Notizia vera che ha del sublime, nel senso kantiano della parola: una bellezza grandiosa che sgomenta. Se non altro perché riesce a condensare in così poche parole lo sfacelo che percorre l’ex Belpaese.

Da una parte emerge chiaro il livello di caos istituzionale che ha raggiunto l’Italia: un partito che governa lo Stato scende in piazza per manifestare contro un potere del medesimo Stato. Non è sublime? Una cosa del genere accadde già nel 2006, quando il segretario di un partito che appoggiava il governo Prodi scese in piazza insieme a tre sottosegretari del governo Prodi per manifestare contro il governo Prodi. Fu la certificazione dell’assoluta inadeguatezza del centrosinistra a guidare il paese. L’unica differenza tra ieri e oggi è che nel 2006 furono i cosiddetti «cespugli» dell’Unione/Ulivo a elaborare una simile strategia, demenziale e suicida. Oggi, invece, i cortei contro la magistratura sono organizzati direttamente dal maggiore partito della coalizione di governo, il quale tra l’altro è anche il primo assoluto in termini di consenso. Se ciò raddoppi il senso del ridicolo o se debba invece inquietare lo diranno i posteri.

D’altra parte come si fa a restare impassibili quando l’annuncio della manifestazione arriva addirittura da Iva Zanicchi? Non c’è dello snobismo quadrato in questa domanda: Ronald Reagan, prima di diventare presidente della più grande potenza mondiale, era stato attore di film di serie B, e Arnold Schwarzenegger, prima di essere eletto governatore della California, fu culturista e interprete di immortali capolavori come «Predator» e «Un poliziotto alle elementari». La differenza, però, è che il nome di Reagan ha segnato un’epoca storica, quella che ha portato alla caduta del Muro di Berlino, coniando una vera e propria dottrina politica, il «reaganismo», e una intera visione del mondo, il cosiddetto «edonismo reaganiano». Lo stesso Schwarzy, inizialmente accolto nell’empireo della politica tra i sorrisini dei più, è arrivato a un certo punto ad essere inserito dal Time nella lista delle cento persone più influenti del mondo.

Nella storia della politica, non dico mondiale ma almeno italiana, cosa resterà di Iva Zanicchi, berlusconiana della prima ora e candidata in Forza Italia fin dal 1999? Non è per sminuirla, anzi. La (ex) «Aquila di Ligonchio» rappresenta un’avanguardia per quanto riguarda la trasformazione dei costumi in Italia: si rifece il naso quasi trent’anni fa, quando ancora la chirurgia estetica, qui da noi, era sconosciuta o quantomeno un’esotico capriccio per pochi, e nel 1979 fu protagonista di un servizio senza veli su Playboy, strategico per lanciare il nuovo disco che portava lo stesso nome della famosa rivista sexy (salvo poi pentirsene in epoca successiva).

Ma, tutto considerato, il titolo «Iva Zanicchi annuncia: il 3 aprile Pdl in piazza contro i pm» è del tutto indistinguibile da «Arrestato Ugo Tognazzi: è il capo delle Br». Perché non c’è niente da fare: Iva rimarrà per tutti (sfido a dimostrare il contrario) quella di «Ok il prezzo è giusto» (cento! cento! cento!), o al limite di «Prendi questa mano, zingara». E dimmi pure che destino avrò.

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