2011: l'anno del Caos

di Wallace Henry Hartley

Nell’anno 2011 la Terra divenne patria del Caos. Piombato improvvisamente, esso prese possesso degli eventi, scuotendo il pianeta fin da subito.

Nel mese di marzo fu il terremoto, violento, il più forte della storia recente del Giappone. L’ingegneria antisismica nipponica salvò molte vite, ma dal terremoto si generò un furioso tsunami che spazzò le coste. Morirono almeno 15 mila persone.

Come se non bastasse, arrivò anche lo spettro delle radiazioni atomiche, portato da una centrale nucleare nel distretto di Fukushima andata in tilt a causa della grande onda. Privata del sistema di raffreddamento, la centrale scoppiò come una pentola a pressione e per settimane nessuno poté avvicinarsi ad essa.

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Alle porte di maggio della centrale di Fukushima non si parlava quasi più. L’incidente non era stato risolto e l’emissione di radioattività perdurava. Acqua contaminata era stata riversata nell’Oceano in gran quantità, oltre 10 mila tonnellate. Ma l’attenzione era proiettata altrove. I grandi network del pianeta erano impegnati a seguire ben altri eventi.

Otto giorni dopo il terremaremoto giapponese l’Europa e gli Stati Uniti innescarono in effetti una guerra di aviazione contro la Libia e contro il suo leader, quel Muhammar Gheddafi salito al potere nel 1969 con un colpo di stato, per anni infido ad americani ed europei, poi tollerato da essi e infine accolto tra gli onori e con il tappeto rosso nella sua visita in Italia del 2010.

Si disse che le armi servivano a difendere gli insorti, ma il conflitto si rivelò subito uno strumento per aiutare i ribelli a detronizzare lo stesso Gheddafi. Diffidenti, sin da subito, furono la Russia, la Cina ma anche la Germania, che si chiamarono fuori.

La guerra in Libia giungeva, tuttavia, proprio mentre si acuiva quella che alcuni chiamarono la Primavera Araba.

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Era dalla fine del 2010 che i popoli tra il Maghreb e il Medio Oriente mostravano inquietudine, e in tutta l’area si susseguivano sollevazioni e repressioni. La Tunisia fu la prima e già il 14 gennaio scacciò il suo presidente corrotto e autoritario, Zine El-Abidine Ben Ali. Il mondo occidentale non intervenne, nonostante i molti rapporti intessuti per anni con lui.

Toccò poi a Hosni Mubarak, il presidente dell’Egitto. Egli era stato a lungo riconosciuto come leader potente, interlocutore privilegiato degli Stati Uniti e dell’Europa, ma anche della Russia e in passato dell’Unione Sovietica, ponte diplomatico con Israele. L’11 febbraio del 2011 Mubarak fu destituito dalle rivolte popolari e anche in quel caso il mondo occidentale non reagì, anzi fece mostra di disinteressarsi.

Gli occhi erano in realtà chiusi di fronte a tutto bollore che attraversava il mondo arabo. Le rivolte nello Yemen, la guerra nel piccolo Bahrein, le improvvise concessioni di diritti e di denaro da parte degli sceicchi dell’Arabia Saudita al popolo, nel tentativo di scacciare ogni tentazione. Il sangue scorse in Siria, dove alla fine di aprile le città vennero bombardate per contrastare la ribellione e mantenere in piedi il regime di Bashar al-Asad.

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Negli stessi giorni in cui Assad fece intervenire l’aviazione a reprimere gli insorti, l’Italia fece volare i suoi primi caccia armati contro la Libia, diventando parte in causa di una guerra che fino ad allora aveva solo appoggiato, anche di controvoglia. La prima missione dei Tornado italiani avvenne il 28 aprile.

In quella medesima data quattro ordigni esplosero in un attentato ad un caffé a Marrakesh, in Marocco, allargando di fatto l’area di crisi ad una nazione che fino a quel momento aveva cercato di tenersene fuori.

Erano i giorni in cui oltre cento tornado si abbatterono sul sud degli Stati Uniti. I morti furono centinaia e il presidente in carica, Barack Obama, definì i danni «catastrofici».

Era la vigilia del matrimonio dell’erede al trono d’Inghilterra.

Tre giorni dopo si sarebbe celebrata la beatificazione di Papa Giovanni Paolo II.

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