Bin Laden è morto e anche la realtà non si sente molto bene

di Wallace Henry Hartley

E’ la ridondanza. Ridonanza di parole, di particolari che si contraddicono, di informazioni inutili, di elementi di comicità involontaria.

Sarebbe bastato dire: Osama Bin Laden è morto, è stato colpito in battaglia, ecco le foto. Il suo corpo è stato seppellito in una località segreta. Stop.

Invece si è voluto far partire il reality show. Navy Seals. Azioni in incognito. Voli di elicotteri sui cieli di un Pakistan all’oscuro di tutto, ed evidentemente con i radar spenti. L’uccisione del ‘principe del terrore’ per mano di un militare americano. Anzi no, di una guardia del corpo. Eravamo lì per eliminarlo. Anzi no, ha fatto resistenza. Era pure disarmato.

Avrà fatto resistenza facendo le linguacce o specchio riflesso, ha commentato un mio amico, sottolineando perfettamente il surreale che domina in tutta questa vicenda, che qualche sceneggiatore in disarmo ha deciso di condire di incongruenze palesi come quella di recuperare l’uomo più ricercato del mondo e poi gettarne il cadavere ai pesci dopo nemmeno sei ore dalla sua cattura. E non si tratta di credere o meno al fatto che Bin Laden sia stato ucciso oppure no. Si tratta di capire la ragione per cui questo avvenimento ci viene raccontato – prima dalla Casa Bianca e dal Pentagono, poi dai media che si bevono tutto senza battere ciglio – in una maniera così poco credibile.

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