Cari lavoratori, bentornati nel Medioevo

di Wallace Henry Hartley

«Licenziati semplicemente con una lettera, ricevendo qualche mensilità di stipendio aggiuntiva come benservito. Oppure controllati durante l’orario di lavoro da vigilantes che girano in azienda; o meglio ancora monitorati elettronicamente da telecamere o dispositivi informatici. Oppure trasferiti da una città all`altra senza indennità o preavviso. Oppure costretti a ore di straordinario aggiuntivo obbligate». Sono queste le prospettive dei lavoratori italiani grazie all’introduzione dell’articolo 8 nella manovra-bis. A dirlo non è la solita bolscevica della Susanna Camusso, ma quello che un tempo sarebbe stato definito un giornale “padronale”, cioè La Stampa. Il quotidiano torinese sarà anche – come in effetti è – di proprietà della Fiat, eppure è l’unico ad aver analizzato la norma partorita dal duo Sacconi-Tremonti, evidenziandone i mostruosi contorni e le logiche liberticide, tali da rendere il posto di lavoro un luogo alla Orwell e ridurre il lavoratore a servo della gleba.

Certo, sul sito web della Stampa – scelta discutibile e che lascia ampio spazio alle malizie dei dietrologi – dell’articolo c’è traccia. Un riassunto del pezzo, pubblicato sul giornale cartaceo, si può comunque leggere su Giornalettismo, mentre la versione integrale è trascritta (piena di errori tipografici) sulla rassegna stampa del Governo o scaricabile altrove come pdf.

Resta però la domanda: quanti danni stanno provocando alle menti umane le tempeste solari, se siamo arrivati al punto in cui La Stampa arriva a difendere i diritti dei lavoratori meglio di Raffaele Bonanni?

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