Stark, puntuale come un orologio tedesco

di Wallace Henry Hartley

Il Sole 24 Ore lo definisce «un tedesco a forma di tedesco». Eppure la mossa di Juergen Stark, l’uomo che con le sue dimissioni dalla Bce sta mettendo in ginocchio l’Europa finanziaria, appare a prima vista tutt’altro che in linea con la ben nota freddezza teutonica.

Voglio dire: in questa sgarrupata Italia qualche anima pia è riuscita, nel recente passato, a convincere un egocentrico come Silvio Berlusconi ad aspettare la chiusura delle Borse per andare di fronte ai microfoni a sparare le sue solite ganassate, che ancora colpiscono qualche giapponese delle libertà ma che a livello continentale creano soprattutto disastri. E cosa fa invece Stark? Aspetta un venerdì di apparente calma sui mercati e a metà pomeriggio annuncia il suo abbandono ai quattro venti. Il risultato è stato il crollo immediato di tutte le Borse, con Milano che ancora una volta guida la truppa con un sonoro -5%, anche perché è noto che Stark se ne sia andato proprio perché contrario agli aiuti della Bce all’Italia (e con buone ragioni), oltre che alla Spagna.

Domanda: il banchiere tedesco non poteva aspettare un paio di ore e mollare a Wall Street gli effetti nefasti del suo gesto? Come si può spiegare una mossa tanto grossolana, ai limiti dell’aggiottaggio? O bisogna davvero diventare compulsatori di teoremi e immaginare che forse il caro Stark voleva proprio far detonare la bomba e far saltare il banco?

Annunci