Studio di ‘Exclusive Analysis’ «Italia, euro e mercati: apocalisse entro la fine di novembre»

di Wallace Henry Hartley

Tra il 23 e il 26 novembre il sistema finanziario globale potrebbe collassare. La scintilla scaturirà dal default della Grecia e dal “run” del sistema bancario italiano, cioè dalla fuga di massa dei correntisti che, presi dal panico, ritireranno i loro risparmi rendendo reale l’ipotesi della bancarotta per gli istituti di credito. A dirlo sono gli analisti di Exclusive Analysis, istituto specializzato nello studio degli scenari di rischio, il cui documento è stato ripreso in queste ore dalla Cnbc e da altri siti specializzati. Un incubo che, con gli avvenimenti che stanno funestando i mercati in queste ore, sembra essere molto reale.

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Borsa che crolla, spread che sfonda gli argini, Italia verso l’abisso. Il disastro di oggi era facilmente immaginabile dopo la lettura del rapporto di Barclays, circolato ieri in tarda serata. «L’Italia è oltre il punto di non ritorno», scrivevano gli analisti inglesi che hanno cucinato il documento con una serie di argomentazioni che non potevano non fiaccare la fiducia dei mercati. A questo si è aggiunta la paradossale situazione politica nazionale, che a molti italiani sembra chiarissima ma all’estero è letta come massimo esempio di ambiguità: il già discusso premier annuncia la disponibilità alle dimissioni, ma non subito, senza fissare una data (la famosa legge di stabilità può essere approvata entro la fine dell’anno, tempi troppo lunghi per i mercati internazionali) e imponendo il diktat delle elezioni anticipate. Tutto questo anche grazie ad una opposizione imbelle che due giorni fa annunciava la mozione di sfiducia subito dopo il voto del rendiconto alla Camera, salvo poi faer finta di nulla. La prospettiva del voto anticipato, peraltro, è quella che più fa rizzare i capelli di Ue, Bce e Fmi, che faranno qualsiasi cosa pur di evitare altri mesi di vuoto politico condito con una campagna elettorale che sarebbe, comunque, selvaggia. La strada che la finanza mondiale imporrà è quella di un governo di larghe intese che traduca in realtà la famosa lettera della Banca Centrale Europea. Cioè quello che è avvenuto in Grecia, dove Papadopoulos ha mollato all’istante (anche se si fa fatica a trovare il nome del suo successore).

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Quali le prospettive a questo punto? Il documento di Exclusive Analysis, redatto prima del delirio odierno, stila un’agenda puntuale. Il fulcro su cui tutto ruota è il convincimento che con l’aggravamento della crisi gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, ma anche le nazioni Brics – cioè i paesi emergenti come Brasile, Cina e India – bloccheranno ogni aiuto finanziario all’Eurozona chiudendo i rubinetti del Fondo Monetario Internazionale. Come si arriverà a questo punto? Presto detto. Exclusive Analysis prevede il collasso dei governi di Grecia e Portogallo di fronte alle rivolte sociali causate dai provvedimenti anticrisi, con la Germania ferma nel rifiutare l’aumento di finanziamenti per il Fondo Salvastati (Efsf). Una mossa che porterà ad una chiusura anche da parte dei Brics. A quel punto l’Efsf busserà alla porta della Bce, che però opporrà un fermo rifiuto all’ipotesi di stampare nuova moneta per salvare i famigerati Piigs (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna). Di fronte al fallimento dell’Ue nel tentativo di incentivare il Fondo Salvastati, le banche europee si rifiuteranno di accettare il taglio del 50% sul debito ellenico, mentre sia Bce sia Fmi bloccheranno i loro pagamenti alla Grecia.

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La prima svolta seria avverrà tra il 18 e il 22 novembre quando, secondo Exclusive Analysis, ci sarà il downgrade del debito della Francia, con il congelamento dei prestiti interbancari. Come? Secondo lo studio di EA, Grecia e Italia (entrambe guidate secondo gli analisti da nuovi governi) dovranno gestire le rivolte che si scateneranno contro l’imposizione di ulteriori misure di austerity. Rivolte anche in Spagna a seguito delle elezioni che porteranno alla guida del paese un esecutivo che punterà su misure di austerità sempre più stringenti. Negli stessi giorni il Portogallo annuncerà di non poter soddisfare gli obiettivi finanziari, mettendo così a rischio i fondi promessi da Fmi e Bce per il salvataggio. A quel punto si scatenerà il circolo vizioso. Il timore del crollo scatenerà il panico tra i risparmiatori greci e portoghesi che correranno a svuotare i loro conti correnti bancari, verrà annunciato il downgrade del debito della Francia da AAA a A e un downgrade toccherà anche allo stesso Efsf.

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E l’Italia? Exclusive Analysis riserva all’Italia un ruolo da protagonista, per quanto negativo. Sì, perché a questo punto – e siamo sempre tra il 18 e il 22 novembre – lo studio immagina che lo spread di tutti i paesi Piigs crescerà nel momento in cui i Btp sfonderanno quota 7%. Una percentuale che è stata superata proprio oggi. A quel punto anche i risparmiatori spagnoli e italiani saranno contagiati dal panico e, nel timore di una crisi bancaria, daranno vita ad una corsa allo sportello, con relativo collasso del credito interbancario e il panico in tutto il settore del credito. Sarà questi i giorni in cui la Grecia andrà in default, sostiene il documento di EA.

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Il Giorno del Giudizio deve però ancora arrivare, ma non ci sarà da attendere molto. Tra il 23 e il 26 novembre, scrivono i tecnici di Exclusive Analysis, la Grecia abbandonerà l’Euro per stampare moneta (la vecchia dracma) e tentare il salvataggio delle sue banche. L’esperimento fallirà: la valuta ellenica crollerà rapidamente portando nell’abisso gli investimenti, nel frattempo convertiti in dracme. La crisi bancaria si estenderà in tutta Europa. In Italia i Btp continueranno a salire nei rendimenti sfondando la quota del 7%, i risparmiatori impauritio cercheranno di svuotare i loro conti bancari, lo Stato bloccherà i depositi, si arriverà al default del debito sovrano.

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Il terrificante scenario ha, secondo Exclusive Analysis, il 65 per cento di possibilità di avverarsi. Resta un 25 per cento in cui lo studio prende in considerazione prospettive meno drammatiche, che implicherebbero però nuovi governi in Grecia, Spagna e Italia accolti dal consenso popolare e non dalla reazione contro le misure anticrisi che dovranno essere messe in campo. Anche in questo caso comunque per il Portogallo è previsto il non raggiungimento degli obiettivi finanziari, il downgrade francese e un default greco, per quanto controllato e differito tra il gennaio e il febbraio 2012. A far la differenza sarebbe un atteggiamento di apertura da parte di Stati Uniti e Gran Bretagna rispetto agli aiuti a Spagna e Italia da parte dell’Fmi. Ma, avverte Exclusive Analysis, i problemi sarebbero comunque soltanto rimandati, e tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013 ci si ritroverebbe di nuovo sull’orlo dell’abisso.

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