Venerdì 13, downgrade all’Isola del Giglio

di Wallace Henry Hartley

Questi tempi sono interessanti. Questi tempi – di reality show, di fiction e realtà – sembrano scritti da uno sceneggiatore di film catastrofisti, peraltro uno anche un po’ scarso.

Perché se c’è, è scarso davvero. La sceneggiatura manca in suspence. E’ tutto troppo scontato, anche il venerdì 13. Prendi le fameliche agenzie di rating che dominano il mondo. Standard & Poor’s ha appena tagliato la Francia, tagliato l’Italia, tagliato mezza Europa. Nulla di sorprendente, se ne parlava da tempo, l’epilogo è scontato. Si cola a picco inesorabilmente, come fosse scritto.

Giulio Tremonti ha evocato il Titanic, quand’era ancora ministro, quest’estate. Quando ne ha parlato si è lasciato scappare un lugubre «la prima classe non si salva», che qualcuno oggi potrebbe leggere come un terribile vaticinio del blitz di Cortina.

Quel che è certo è che in questa notte di downgrade continentale non si salvano tutti i vacanzieri della nave da crociera Costa Concordia che, partita alle 19 da Civitavecchia per un Giro del Mediterraneo e diretta a Savona, è andata in avaria nei pressi dell’Isola del Giglio e lì si è incagliata, per ora senza spiegazioni. A bordo c’erano 4200 persone. La nave si è inclinata e ha imbarcato acqua. Il salvataggio non è stato semplice e in questo momento si contano almeno 6 morti e 5 feriti.

NOTA PER I DEBUNKER: A parte che leggere “naufraghi portati sull’isola” nel sottopancia di Rai News non basta a pretendere paragoni inflazionati con Lost. In ogni caso a bordo della Costa Concordia non c’erano né Leonardo Di Caprio né Kate Winslett. Quindi qualsiasi teorema è destituito di ogni fondamento.

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