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mentre l'orchestra suona "Nearer, My God, to Thee"

Allarme del governo greco: «Se Fmi e Ue non ci aiutano rischiamo di uscire dall’euro»

Se non si raggiungerà a breve l’accordo con Fmi, Ue e banche per il salvataggio, la Grecia crollerà e dovrà uscire dall’euro. A dirlo è oggi Pantelis Kapsis, portavoce del governo ellenico. L’allarme arriva dopo l’approvazione delle prime misure di austerity, nello scorso dicembre, e alla viglilia di nuovi altri provvedimenti «anticrisi» per i quali Europa e Fondo monetario stanno facendo pressione. L’agenda prevede la riduzione delle pensioni, nuovi tagli ai posti di lavoro nel settore pubblico, contrazione delle spese per sanità e sociale, riforma del mercato del lavoro e privatizzazioni. Una medicina da far ingoiare a forza ad una popolazione già stremata e con un piede in piazza, come dimostrano medici e farmacisti in sciopero da lunedì. Spetterà al premier «tecnico» Lucas Papademos portare la missione a compimento tenendo a mente il traguardo di aprile, quando la Grecia tornerà alle urne. A meno di decisioni diverse – tipo il rimpasto, senza elezioni, dell’attuale governo – che per il momento vengono evocate e smentite.

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Ungheria, in piazza la protesta contro la nuova Costituzione scritta dall’ultra destra

Soffiano venti ultraconservatori in Ungheria e la popolazione scende in piazza a protestare. Le manifestazioni – 30 mila persone a Budapest lunedì – si oppongono alla nuova Costituzione voluta dal premier Viktor Orban e scritta in splendida solitudine dal partito di destra Fidesz senza il consenso delle altre formazioni (non necessario, visto che Fidesz può contare su una maggioranza di oltre i due terzi del Parlamento).

Nella nuova carta costituzionale sparisce la dicitura «Repubblica», si fa riferimento a Dio, all’orgoglio patrio e alla famiglia tradizionale. Diventa più difficile il riconoscimento del diritto all’aborto (gli embrioni sono considerati esseri umani), sono esclusi i matrimoni omosessuali, mentre i vagabondi sono a rischio prigione. Si restringe inoltre la separazione dei poteri dello Stato, con una maggiore influenza del governo sulla giustizia e sull’economia.

Tra le controverse riforme approvate di recente in Ungheria c’è anche quella sulla Banca centrale, che ha creato non poca tensione con Bruxelles. L’indipendenza delle banche centrali è infatti uno dei criteri da rispettare per l’ingresso nell’eurozona, ma secondo le nuove norme magiare il presidente della Banca centrale non può più scegliere i suoi assistenti, che vengono invece designati dal primo ministro e sono quindi sottoposti al controllo del partito al potere. Sui nove membri del consiglio monetario della banca centrale, sei sono ora nominati dal Parlamento. Sul fronte della libertà di informazione, l’unica radio d’opposizione nel paese è stata oscurata. Televisioni, radio e agenzie di stampa sono invece raggruppate in unica entità controllata da un fedele di Orban.

Poco prima di Natale l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha declassato il debito dell’Ungheria al livello «spazzatura». Una decisione che deriva dal «progressivo deterioramento del quadro economico del Paese» ma che, secondo alcuni osservatori, è direttamente collegata al braccio di ferro in atto con l’Fmi, intenzionato a non concedere più prestiti se non verranno ritirati alcuni provvedimenti tra cui proprio la discussa riforma della Banca centrale.

Adidas si prepara al crollo dell’euro

Herbert Hainer, patron della Adidas, dice che «di certo l’euro sopravviverà». Intanto, però, la multinazionale (a base tedesca) di articoli sportivi si organizza in vista di un’eventuale implosione della moneta unica europea. «Saremmo comunque pronti a fatturare di nuovo nelle rispettive valute locali», garantisce Hainer.

2012, i prezzi calano. In Svizzera

La prima notizia è che in Svizzera i giornali escono anche a Capodanno. La seconda notizia è che il quotidiano Le Matin, il 1° gennaio, ha aperto trionfale annunciando un generale ribasso dei prezzi previsto per il 2012. «Le prospettive sono piuttosto buone», dice un dirigente della Confederazione elvetica. E giù un elenco di liete notizie: affitti più bassi, elettricità meno cara, salari in aumento, riduzione delle tariffe telefoniche, calo per l’imposta federale diretta e per i tassi doganali dei prodotti hi-tech. La lettura dell’articolo, seduto in un bar del Vallese bevendo un pessimo espresso, mi ha procurato un certo disorientamento.

Barometro del caos 20111230

Insomma, anche se dal Quirinale smentiscono, su Silvio Berlusconi si abbatté la vendetta della «culona inchiavabile». A dirlo è una fonte prestigiosa e credibile come il Wall Street Journal che racconta di una telefonata di Angela Merkel a Giorgio Napolitano per imporre il diktat: o fate saltare il buffone o vi facciamo uno spread così. Il presidente della Repubblica oggi nega, ma del resto cosa potrebbe fare?

Comunque siano andate le cose oggi gli italiani si trovano a fare i conti con la ritrovata sobrietà: la luce aumenterà del 4,9%, il gas del 2,7% e i pedaggi autostradali del 3,5%, con punte del 14,17% fatte segnare dalla Rav, società che gestisce il tratto autostradale che da Aosta porta a Courmayeur. Poi dicono che le Regioni autonome sono privilegiate.

Gli italiani non saranno in ogni caso i soli a confrontarsi con la nuova era dell’austerity. In Spagna ad esempio hanno scoperto che il rapporto deficit-Pil 2011 sarà dell’8% circa, invece del 6% previsto dall’esecutivo socialista di Zapatero. Una differenza che si tradurrà in una ulteriore stretta da parte del governo Rajoy che, nonostante gli annunci, dovrà mettere mano alle tasse arrivando a imporre la corrispondente dell’Irpef addirittura al 56% per i redditi più elevati. Il tutto condito dal congelamento degli stipendi dei dipendenti pubblici, dalla sospensione del turnover degli statali nella maggior parte dei settori, da una riduzione del 20% delle strutture amministrative, dalla soppressione di 30 direzioni generali e da tagli ai contributi pubblici a partiti politici e sindacati. In compenso le pensioni, congelate da Zapatero, torneranno a essere rivalutate e i tagli non toccheranno sanità e istruzione.

Servirà? La risposta è incerta, specie considerata la persistente debolezza dell’euro che continua a perdere terreno sia sullo yen (Giappone, elettronica, hi-tech, componentistica) sia sul dollaro (e non c’è bisogno di aggiungere cosa questo significhi per le importazioni). Si fa notare, in questo contesto, l’exploit dell’oro che ha chiuso il 2011 con un aumento del 10%, a testimonianza che la carta moneta nelle nostra tasche sta diventando sempre più carta straccia.

Per il resto la giornata è trascorsa tra un sedicente tentativo di suicidio di Lele Mora che, in carcere, si è tappato naso e bocca con dei cerotti, e i soliti morti della Siria, dove nemmeno gli osservatori della Lega Araba riescono a fermare la mattanza. In Brasile un prete è stato arrestato per stupro di minore, due giorni dopo l’annuncio delle manette scattate su un parroco in Belgio per la stessa ragione. Nello stretto di Hormuz continuano le bagatelle tra Usa e Iran, con quest’ultimo che nell’ultimo giorno dell’anno sparerà missili a lunga gittata. Dicono che è un test.

In mezzo a tutto ciò svetta, in tutti i sensi, il mitologico supersoldato nordcoreano, immortalato durante la cerimonia funebre per Kim-Jong il. Un gigante di due metri e mezzo che potrebbe essere l’arma segreta di un regime che del mistero ha fatto una ragione di vita, oppure semplicemente il risultato di cinque minuti di photoshop.

Barometro del Caos 20111229

In queste felpate giornate di festa l’Italia – che rimuove nel panettone l’incombere della temibile Fase 2 – sparisce dai titoli, che cercano piuttosto il thrilling natalizio con le scaramuccie per lo stretto di Hormuz. Meriterebbe invece più attenzione il crollo dell’euro sullo yen, sceso ai minimi dal 2001. L’Ue continua a scricchiolare pericolosamente e, anche se i Bot italiani si sono sgonfiati, in giro per l’Europa le banche continuano a ondeggiare. Tra l’altro nemmeno in Giappone dovrebbero essere troppo contenti di avere un superyen, visto che a un’economia ancora stordita dalle calamità esportazioni a minor prezzo farebbero ben più comodo.

Per il resto in Pakistan si spara, in Yemen si spara, in Siria si spara anche se sono arrivati gli osservatori che non vedono. In Israele si ampliano colonie, in Tunisia hanno arrestato l’ennesimo figlio di Gheddafi (ma questo è adottivo). E’ morto il leggendario scimpanzé Cita, alla veneranda età di 80 anni.

Nel mucchio si fa notare una notizia che arriva da Cuba, dove molte cose stanno cambiando. Dalla fine di novembre un privato cubano può chiedere un prestito in banca (fino a 3 mila euro) come un qualsiasi capitalista che beve coca-cola. Ieri invece la pubblicazione sulla gazzetta ufficiale dell’indulto, “totale e definitivo”, concesso a 2900 detenuti.

Presepe vivente 2011

Nel presepe vivente, quest’anno, Gesù ce lo hanno messo quasi due settimane prima di Natale. Lo ha dato alla luce nel monzese una disperata madonna che, priva del suo Giuseppe, non è riuscita a trovare una grotta. Un parto, da sola, poi l’incontro con una sconosciuta a cui affidare quel neonato: «Per favore tienilo tu perché io non posso tenerlo» le ha detto. Ed è scomparsa.

Da dieci giorni Gesù sta in una cameretta di ospedale. Bue, asinello e pastori hanno camici bianchi. A lui hanno dato un nuovo nome, Simone, lo stesso che nel Nuovo Testamento, per beffarda coincidenza, di Gesù identifica il fratello. E, per un bisticcio di date, nel presepe vivente 2011 il giorno di Natale è coinciso con l’Epifania e al cospetto di Simone sono arrivati i Magi. Avevano uniformi da carabinieri e invece di oro, incenso e mirra gli hanno portato un orsacchiotto con divisa e berretto dell’arma.

Risiko in Siria: Usa e Russia inviano portaerei e sommergibili E Damasco punta tank su Turchia

A Severomorsk fa freddo. Lassù, sulla penisola di Kola, in cima alla Scandinavia, la Marina militare russa ha la base della sua Flotta del Nord. Da lì è partita la nave ammiraglia portaerei Kuznetsov. Con le sue 67 mila tonnellate su oltre 306 metri di lunghezza, si sta lentamente avvicinando al Mediterraneo. Destinazione: il porto di Tartus, in Siria. Con lei sono in navigazione anche un cacciatorpediniere che la scorta e un numero imprecisato di navi d’appoggio. «Si stanno dirigendo in Siria solo per rifornimenti, come peraltro previsto da tempo», dicono al ministero della Difesa di Mosca.
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Sulla mappa si stanno muovendo in molti. A Tartus sono già in rada altre tre navi da guerra, sempre russe. E lo scorso 20 novembre nel Mediterraneo è spuntata un’altra portaerei, l’americana George Bush, passata attraverso il Canale di Suez con relativa flotta d’accompagnamento. Pure loro vanno a Tartus. Può bastare? No, perché è fresca la notizia di un altro passaggio che al Canale di Suez hanno notato in molti, quello di un sottomarino nucleare, anche lui targato Stati Uniti. Superfluo chiedere dove vada, la destinazione è sempre la Siria.
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A Damasco Bashar al Assad guarda il mappamondo, rilascia interviste in cui nega le repressioni e intanto prosegue il lavoro sporco che da mesi sta affogando nel sangue una protesta popolare che non accenna a spegnersi nonostante le migliaia di morti rimasti sul campo. Il presidente conta i giorni necessari per l’arrivo della Kuznetsov, attesa per gennaio, e osserva le mosse della marina americana. Di stare con le mani in mano non ne ha voglia e così fa trapelare l’annuncio di una serie di esercitazioni in cui la sua aeronautica e le sue truppe di terra hanno condotto esercitazioni, definite «simili a battaglie reali». E’ un risiko a bassa intensità, e Assad lo sa. Meglio non dar l’impressione di avere paura. Alza il telefono è dà l’ordine: «Spostate i carriarmati da Maaret al-Numan e portateli ai confini con la Turchia. Sono più utili lì».

La Gran Bretagna alle ambasciate: l’euro rischia il collasso, preparatevi ai tumulti

Ok, tutti a festeggiare per il Btb day e per le Borse a razzo. Ma in attesa di capire se la giornata di lunedì è stata solo un brodino oppure se rappresenta la svolta, c’è chi lavora alle strategie per affrontare l’eventuale peggio.

In Gran Bretagna, ad esempio, sono rimasti molto impressionati dal recente taglio del rating del Belgio e temono l’eventualità del crollo di tutta l’area Euro. Tanto che, racconta l’emittente pubblica Channel 4, il Ministero degli Esteri si sta preparando a quelli che vengono definiti «scenari da apocalisse» e ha allertato le ambasciate all’estero: ad esempio per organizzare piani di rimpatrio dalla spagnola Costa del Sol o dal portoghese Algarve per i cittadini britannici che dovessere restare senza contanti per l’impossibilità di accedere alle loro banche o, soprattutto, fossero coinvolti in rivolte e sommosse popolari, considerate un rischio concreto sulla base dei precedenti visti in Grecia e in Italia nelle scorse settimane.

«Il Belgio – dice Channel 4 – non è la fragile economia dei paesi mediterranei. E’ uno dei fondatori della Comunità europea e secondo molti economisti il suo downgrade rende molto più concreto il rischio di un crollo di tutta l’area. E la Gran Bretagna non potrebbe evitare le conseguenze».

Il Telegraph ci va giù ancora più duro riferendo che «il crollo dell’euro, in tempo impensabile, è ora sempre più plausibile». Poi parla espressamente dell’Italia sventolando il fantasma di un default che potrebbe arrivare entro la fine del prossimo gennaio. Infine cita un rapporto della banca d’affari Ups secondo cui il collasso dell’euro porterebbe con sé il timore di disordini.

Peraltro nelle scorse ore ci si è messa pure Moody’s che ha avvisato: «Le probabilità di default multipli fra i Paesi dell’area Euro non sono più irrilevanti. Più a lungo la crisi di liquidità continua, più velocemente continuerà a crescere la probabilità di default».

Ci mancava solo il ritorno della guerra fredda

Se la crisi dell’euro e il rischio di una bancarotta generalizzata di tutta l’Ue non vi appassiona; se la Primavera Araba vi ha rotto le scatole e siete diventati insensibili alle piazze Tahrir affollate di proteste e di sangue; se l’instabilità della Libia vi fa un baffo; se la Siria non sapete nemmeno dov’è; se il Giappone e i suoi terremoti che continuano a scuotere la centrale di Fukushima sono troppo lontani, allora il menù di oggi vi propone una succulenta new entry, annunciata da Dmitrij Medvedev in persona.

Il presidente della Russia – che, tra l’altro, nei giorni scorsi ha firmato con Bielorussia e Kazakistan la nascita dell’Unione Eurasiatica – è apparso in televisione per declamare un marzialissimo discorso nel quale, come riporta il Sole 24 Ore, ha ordinato ai vertici militari di mettersi nelle condizioni di distruggere il sistema di difesa missilistico che gli Stati Uniti stanno pianificando in Europa, dalla Polonia alla Romania. Tra le misure previste, lo schieramento di missili Iskander (che hanno una gittata di 500 chilometri) in quel di Kaliningrad, enclave russa stretta tra Lituania e Polonia, dunque circondata da territorio dell’Unione Europea.

Nel video integrale del discorso di Medvedev minacce e spauracchi vengono sventolati a partire dal minuto 6:54. E’ in russo, ma cliccando in basso a destra su “CC” escono i sottotitoli in inglese.